Relazione: relazioni, psicologia dell'evluzione, innamoramento,  ormoni, amore, desiderio, relazione, intimità, tradimento, crescere insieme, regole, sentimenti, comunicazione, contraddizioni, problemi
RELAZIONI:
psicologia dell'evoluzione
innamoramento e ormoni
desiderio
relazione e intimità
il tradimento
crescere insieme
PROBLEMI DI COPPIA:
7 regole d'oro
sentimenti e comunicazione
contraddizioni
problemi
PSICOLOGIA DELL'EVOLUZIONE:
L'evoluzione della specie umana ha comportato modificazioni anche a livello psicologico. La Psicologia dell'Evoluzione si occupa di studiare tali cambiamenti e le loro implicazioni.
In questo articolo si analizzano i rapporti di coppia dal punto di vista della Psicologia dell'Evoluzione e si propongono delle "regole" (o dei consigli) per migliorare tali rapporti e rendere la coppia duratura.
Studi hanno dimostrato che il cervello degli esseri umani nel maschio e nella femmina funziona in maniera diversa, specialmente a livello di attitudini mentali. La donna ha sviluppato un tipo di comunicazione verbale e intuitiva dei sentimenti, per cui il cervello femminile è molto più portato all’intimità, all’interiorità, all’intuizione, all’espressione verbale. L’uomo ha sviluppato un’altra attitudine, per cui eccelle nell’orientamento spazio-temporale, nella logica.
Da questi studi si è capito che il nostro cervello è di una estrema plasticità, la nostra mente si è forgiata nel rapporto con l’ambiente nei secoli, durante l’evoluzione dei secoli. Per quanto riguarda i rapporti di coppia, dalla Psicologia dell’Evoluzione possiamo ricavare due notizie, una buona e una cattiva: la buona è che gli esseri umani sono geneticamente destinati ad innamorarsi, non c’è niente da fare (non tutte le specie di animali o di ominidi conoscono l’innamoramento).
Ci si innamora anche con il naso, grazie ai ferormoni, messaggi chimici che la persona che ci fa innamorare emette. La cattiva notizia è che le coppie non sono necessariamente destinate a restare unite, o a durare eternamente. E’ naturale arrivare a perdere interesse per il partner, trovarlo poco attraente e accompagnarsi a un’altra persona.
Nel 1987 nel libro "La scimmia nuda", Desmond Morris affermava che la natura (l’evoluzione) porta naturalmente l’uomo verso la coppia. Sembrava un discorso molto fondato, suffragato anche da osservazioni sul comportamento animale: in alcuni pennuti (piccioni) si era scoperta la monogamia. ...poi si è osservato che anche le femmine ed i maschi di piccione tradiscono!
Le femmine tradiscono quando questo giova alla specie (quando avere più amanti serve a tirar su i piccoli). Questo è il concetto evolutivo: l’evoluzione va in ordine all’interesse della specie, l’individuo non conta nulla, conta la specie. Sono i geni del più forte che vanno trasmessi. L’individuo può anche morire, scomparire.
Nella civiltà umana l’evoluzione ha fatto sì che, oltre a trasmettere i geni, sia nata una forte componente genitoriale a servizio del piccolo dell’uomo. L’uomo ha inventato l’amore romantico, l’amore di coppia, che però non è destinato a durare in eterno, è un amore che può anche finire, può esaurirsi. L’idea della sacra famiglia, dal punto di vista scientifico dell’evoluzione, è un mito.
Sternberg, professore di psicologia e pedagogia a Jale, ha teorizzato un concetto di amore completo, sulla base di tre componenti fondamentali: l’impegno come componente cognitiva, l’intimità come componente emotiva e la passione come componente motivazionale dell’amore. Si può visualizzare l’amore come un triangolo in cui quanto maggiori sono impegno-intimità-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso l’amore.
L'evoluzione della specie umana L'evoluzione della specie umana ha comportato modificazioni anche a livello psicologico. La Psicologia dell'Evoluzione si occupa di studiare tali cambiamenti e le loro implicazioni. In questo articolo si analizzano i rapporti di coppia dal punto di vista della Psicologia dell'Evoluzione e si propongono delle "regole" (o dei consigli) per migliorare tali rapporti e rendere la coppia duratura.
Studi hanno dimostrato che il cervello degli esseri umani nel maschio e nella femmina funziona in maniera diversa, specialmente a livello di attitudini mentali. La donna ha sviluppato un tipo di comunicazione verbale e intuitiva dei sentimenti, per cui il cervello femminile è molto più portato all’intimità, all’interiorità, all’intuizione, all’espressione verbale. L’uomo ha sviluppato un’altra attitudine, per cui eccelle nell’orientamento spazio-temporale, nella logica.
Nelle ricerche statistiche si è visto tuttavia che col tempo, tutto, all’interno della coppia, tende a diminuire.

Nelle coppie studiate calano:
le capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi comuni, la capacità d’ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico, tutti dati che Sternberg ha rilevato come naturalmente orientati ad esaurirsi, se non si fa qualcosa. E’ importante dunque sapere cosa aspettarsi col tempo, avere prospettive realistiche, circa quello che si potrà avere. Dunque, dal punto di vista della Psicologia dell'Evoluzione, la coppia serve per indurre il maschio umano a investire nella dimensione genitoriale, in modo che il cucciolo d’uomo abbia due genitori solidali a farlo crescere, questo ha condotto l’evoluzione della specie umana (oltre che il bisogno di trasmettere i geni).
Motivo centrale per cui uomini e donne s’innamorano pare sia il vantaggio genetico dell’avere due genitori dediti al benessere del cucciolo umano. Tuttavia il termine innamoramento, come la parola amore, fa pensare a qualcosa di stabile, di duraturo, di simmetrico, di statico, ma è un’idea fuorviante di amore: proprio per avere un alto investimento parentale maschile la femmina può essere indotta all’infedeltà, per amore della specie anche le donne tradiscono (stiamo parlando sempre dal punto di vista dell’evoluzione della specie).
Darwin era convinto che l’umana fosse l’unica specie animale morale, etica. E’ vero cioè che possiamo decidere, approvare, disapprovare un comportamento, abbiamo la capacità tecnica di condurre una vita ragionevole alla luce della consapevolezza, della memoria, del giudizio; questo per quanto riguarda la psicologia dell’evoluzione della specie.

Per l’evoluzione nostra, dell’individuo, che spinta abbiamo a vivere in coppia?
Nella nostra evoluzione personale ci sono due momenti fondamentali: si passa dall’autocentrismo all’allocentrismo. L’autocentrismo è nelle primissime fasi della vita (narcisismo primario e narcisismo secondario) quando il bambino non vede altro che se stesso: io, io e basta! Quando l’investimento è tutto in se stessi. Poi c’è l’allocentrismo, quando si arriva all’altruismo: lo spirito naturale porta all’incontro del tu, alla scoperta dell’altro, alla creazione della coppia, con diverse attitudini e sfaccettature: l’attitudine omosessuale, l’attitudine bisessuale e l’attitudine eterosessuale.

In effetti, quando facciamo dei test di orientamento sessuale, lo spettro delle possibilità umane si estende a sette situazioni di soggetti:
esclusivamente eterosessuali
prevalentemente eterosessuali, ma in alcune circostanze con tendenze omosessuali
prevalentemente eterosessuali, ma con una forte componente omosessuale
essenzialmente bisessuali
omosessuali, ma con una forte componente eterosessuale
omosessuali, ma in alcune circostanze con tendenze eterosessuali
esclusivamente omosessuali

In una recente ricerca fatta a Los Angeles su 11000 studenti universitari, tutti etero dichiarati, è risultato che un terzo (circa 3500) avevano avuto esperienze omosessuali soddisfacenti (in un clima come a Los Angeles e a San Francisco le persone possono riconoscere le proprie componenti omosessuali senza inibizioni).
Silvia Vegetti Finzi nel suo libro "A piccoli passi" fa vedere come si va verso l’eterosessualità, non è detto che tutti ci si debba arrivare: dai tre ai cinque anni il bambino costruisce la sua identità sessuale nel rapporto passionale con il genitore dell’altro sesso. Quando il processo avviene naturalmente il bambino rinuncia a malincuore a una parte di sé, quella maschile o femminile, e costruisce la propria identità; questa parte di sé a cui rinuncia va nell’inconscio. Ecco perché avere fantasie bisessuali è normale. Però c’è una parte di bambini che, in una specie di delirio di onnipotenza, non cresce perché non rinuncia a niente, né alla parte maschile, né a quella femminile: bisessuali sarebbero gli eterni immaturi, colore che non si decidono ad essere né etero, né omosessuali.
Secondo Willy Pasini i bisessuali si dividono in due tipi: gli immaturi, che non hanno scelto e gli ipermaturi, che hanno deciso di non scegliere, non hanno bisogno di schierarsi. La maggiore o minore diffusione della bisessualità in una società dipende dall’alternante prevalere del modello greco o del modello romano. Per il modello greco possiamo riferirci al 1968, epoca della liberazione sessuale, la pulsione rivolta verso ogni oggetto (il simposio di Platone). Il modello romano è quello che si ferma sull’oggetto, e distingue di un oggetto secondo natura e di un oggetto contro natura (anni ’80). Negli anni ’90 c’è una situazione di conflitto: i due modelli sono in alternanza. Secondo gli studiosi pare che le donne negli anni ’90 siano più a loro agio nella flessibilità totale dei ruoli sessuali.
Gli immaturi, tra i bisessuali, sono inquieti, agitati, tesi, timidi. Gli ipermaturi sono coloro che, con disinvoltura, una volta amano un uomo e una volta una donna. Dagli studi risulta in realtà che le donne si muovono bene in questa dimensione, di solito hanno storie con più uomini. Gli uomini bisessuali hanno qualche donna, ma hanno più uomini, tendono più all’omosessualità. I veri bisessuali sono in realtà pochi. Potrebbe esserci una mancanza di autoriconoscimento, difficoltà a riconoscersi omosessuali.
Martin Valbe nel suo libro "Attrazione duale" ha studiato 800 bisessuali di San Francisco. Ha trovato tante risposte tranquille: una percentuali di questi bisessuali ha un bimenage: stanno contemporaneamente con un uomo e con una donna (circa un terzo).
Per molti è confortante passare per bisessuali: il lato etero viene vissuto alla luce del sole, il lato omo nell’ombra. Quando Willy Pasini parla di ipermaturi, parla di questo atteggiamento di difesa, di colui che sta bene dov’è, ci si nasconde l’orientamento di fondo più significativo, più profondo, ma ci sono anche varie fasi della vita, verso la vecchiaia, per es. c’è un ritorno all’omosessualità.
La cosa importante sarebbe arrivare all’accettazione della propria sessualità così com’è, e viverla come la migliore per sé, nel proprio momento evolutivo.

Ma quand’è che la coppia dura?
Come abbiamo visto, Sternberg descrive tre dimensioni dell'amore di coppia: quella dell’attrazione fisica, della passione (quando si dice "ti desidero"), quella dell’intimità, qui ci sono i sentimenti, l’innamoramento, l’intimità costruita col tempo (cioè il "ti amo") e quella dei fattori cognitivi (cioè del "ti scelgo").
Non c’è niente come l’attrazione fisica che generi infatuazione, amori fatui, che duranopoco. L’attrazione fisica soggiace alla legge dell’assuefazione, dopo un po’ c’è bisogno di cambiare, anche se è già una buona base essere attratti da una persona.
Molta più durata dà la dimensione affettiva, i sentimenti, l’innamoramento. Ma quello che dà stabilità alla coppia è la scelta volontaria, basata su fattori come le affinità elettive, i valori, la storia condivisa (qui ci stanno anche i valori etici, i valori morali e religiosi). Qualcuno sviluppa una coscienza etica illuminata dalla fede, si scopre che si hanno gli stessi valori. L’amore completo e quello che dà stabilità, è questo lato del triangolo, la scelta di non andare sempre là dove ti porta il cuore o l’istinto: si sposa un destino, non solo una persona che piace, si sposa una storia.

Ed ecco alcuni pareri ...

Willy Pasini dice che l’amore che dura è regrediente e progrediente: ciò che unisce una coppia è l’aver fatto insieme un cammino, come due che hanno fatto la guerra, l’università, una vita matrimoniale insieme... Hanno costruito una storia di coppia. Ma non basta il motivo regrediente, ci deve essere anche quello progrediente: bisogna anche condividere i progetti del futuro.
Alberoni afferma che ci deve essere una continua possibilità: da una parte si ha bisogno della sicurezza di amare e di essere amati (amore come intimità), dall’altra c’è un declinarsi continuo tra la fedeltà e la possibilità all’infedeltà. La tranquillità non è un sedersi, un sentirsi arrivati: la realtà è una tensione dinamica.
Caffaro propone invece il desiderio antidivorzio, un sesso più soft, meno consumato, meno frettoloso, che non si brucia nel breve tempo, corroborato dalla dimensione dell’amicizia, con la quale si diventa complici. Non è in fondo importante sapere con chi stare, ma chiedersi " cosa posso diventare, come posso realizzarmi stando accanto a una persona " (fare una tabula presentia e una tabula absentia e valutare i pro e i contro, i vantaggi e gli svantaggi di stare con una persona, serve molto meno, la somma spesso è uguale a zero).
Non pensiamo di essere incanalati in un percorso prestabilito, predisposto. Cerchiamo di integrare i conflitti (il bisogno di avventura e il bisogno di tranquillità): Jung affermava che ognuno ha da realizzare in sé la sintesi complessa, razionale e specifica, delle proprie incompatibilità e contraddizioni.

Dieci regole (o consigli) per stare bene insieme

1)Non pretendete di dividere tutto con il partner. "Separarsi" ogni tanto fa bene: ricorda che oltre all’amore c’è il resto del mondo.

2)Fate sì che i vostri corpi diventino "amici": coltivate il piacere di dormire abbracciati, di toccarvi, di fare la doccia insieme...

3)Trovate un collega con il quale confidarvi e sfogare le eventuali insoddisfazioni professionali: il fidanzato non può assorbire sempre il vostro malcontento. Col tempo potrebbe diventare insofferente.

4)Festeggiate i vostri anniversari. I rituali creano uno stacco dalla routine quotidiana e sono il pretesto per "fare il punto" della situazione affettiva.

5)Non cercate di cambiare il partner. Si può chiedergli di modificare un atteggiamento che vi dà fastidio, ma se non vi accontenta forse è perché non può cambiare.

6)Non rinunciate a sperimentare. Anche se sul piano sessuale tutto funziona a meraviglia, cercate di scoprire le corde più nascoste del vostro erotismo e del suo.

7)Non esagerate in tattiche, strategie, bugie. Il mondo di Beautiful è solo in tv: nella quotidianità, sincerità e comunicazione diretta sono una grande atout per la durata.

8)Giocate con il partner. Soprattutto non vergognatevi di mostrare il vostro lato più infantile e spontaneo: questo dà la misura di quanto potete affidarvi l’una all’altro.

9)Non rovesciate sulla coppia i vostri problemi psicologici. E resistete alla tentazione di usare il partner come uno psicoterapeuta: lui non può aiutarvi realmente (è troppo coinvolto con voi) e prima o poi vi vedrebbe come un paziente da curare, non una persona da amare.

10)Ricordate di dire spesso vostro compagno quello provate per lui. Lo sa già? Non importa: sentirselo ripetere è diverso.
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INNAMORAMENTO E ORMONI:
Ah, l’amore, uno degli argomenti più discussi del mondo. Psicologi, sociologi, etnologi, sessuologi e scienziati lo studiano sotto ogni angolatura, gli artisti ne traggono ispirazione e per i comuni mortali è oggetto di una caccia senza fine.

Che cosa succede quando ci innamoriamo?
Fin dal primo incontro era chiaro che qualcosa stava succedendo. Un’impressione familiare, come se vi foste conosciuti da sempre, anzi, come se vi foste ritrovati tra miliardi di persone. Se siete entrambi disponibili e pronti per aprirvi, state per innamorarvi, scatenando una serie di reazioni chimiche a catena. L’odorato capta i ferormoni, la feniletilamina invade il cervello, la dopamina si mette in azione. È l’amore-passione, che con il tempo e l’aiuto di ossitocina ed endorfine si trasformerà in amore-attaccamento. A meno che non siate drogati di feniletilamina…

I ferormoni
I ferormoni sono molecole invisibili e volatili prodotte dalle ghiandole apocrine situate sotto le ascelle, intorno ai capezzoli e nell’inguine. Inodori, i ferormoni non vengono captati dalle mucose olfattive, ma da un secondo sistema dell’odorato, l’organo vomerosanale. Molto attivo negli animali, per anni e anni si è creduto che questo organo non funzionasse negli umani, ma ora molti studi hanno dimostrato il contrario. L’androstenolo, uno dei composti del sudore “fresco” dell’uomo, e la copulina presente nelle secrezioni vaginali femminili, sono i principali ferormoni sessuali, che avrebbero dei reali effetti attrattivi o repulsivi tra due persone in funzione della loro compatibilità. L’odore di una persona che ci piace ci fa sentire sicuri e a nostro agio, favorendo l’avvicinamento, ma se l’odore ci è sgradito, saremo pronti ad allontanarci: insomma, non è possibile innamorarsi di una persona che ha un odore che non ci piace. Il mercato è inondato dai profumi ai fermormoni, ma non fatevi ingannare, la loro efficacia non è mai stata dimostrata

La feniletilamina
Se siete adoratori del cioccolato già la conoscete, se state per innamorarvi, non tarderete a conoscerla. La feniletilamina è un ormone della classe delle anfetamine che l’organismo produce naturalmente. Quando ci innamoriamo produciamo una grande quantità di feniletilamina, dagli effetti simili a quelli provocati da certe droghe o dagli sport estremi. La feniletilamina riduce l’appetito e rende iperattivi. Gli studi hanno dimostrato che quando due persone sono innamorate i loro livelli di feniletilamina sono identici, ecco perché si possono passare notti intere a fare l’amore e a parlare…

La dopamina
L’azione della feniletilamina non finisce qui. La feniletilamina stimola infatti il rilascio della dopamina, un neurotrasmettitore che agisce su numerosi processi fisici e psicologici. Tra l’altro, la dopamina è intimamente legata al sistema limbico, una zona del cervello che è sede delle emozioni e delle funzioni vitali come la sete, la fame e la sessualità. La dopamina consente quindi di rinforzare alcuni comportamenti che apportano piacere e soddisfazione. Quando un evento è più felice di quanto speravamo, la dopamina emette un segnale di felicità i cui effetti euforizzanti ci spingono a ripetere l’esperienza: si vorrebbe essere sempre insieme, ci si telefona cento volte al giorno, si vorrebbe che durasse per sempre.

Per sempre?
Secondo gli esperti questo periodo magico non può durare più di sei anni. Poco a poco, l’organismo si abitua alla feniletilamina, e l’allegria si attenua man mano. Per i “drogati” di feniletilamina questo segna spesso la fine della coppia, e preferiranno cercare, conquista dopo conquista, di ricreare gli effetti euforizzanti della feniletilamina. La persona lasciata è invece in deficit di feniletilamina: è il mal d’amore. Tutti gli altri possono felicemente contare su altri ormoni, l’ossitocina e le endorfine.

L’ossitocina
Secreta dalla ghiandola pituitaria, l’ossitocina viene liberata nel cervello e nel sistema riproduttivo ogni volta che tocchiamo la persona amata. Gli studi avevano già dimostrato infatti un notevole aumento dell’ossitocina durante l’orgasmo, ancora più intensa nella donna durante il parto e l’allattamento. Oggi sappiamo che l’ossitocina aumenta la nostra sensibilità alle carezze e ci spinge al contatto fisico e agli abbracci, insomma, è una specie di colla ormonale che ci fa stare insieme per tanto tempo anche dopo l’esaurimento della feniletilamina. Questo effetto può essere più marcato nella donna a causa del suo legame con gli estrogeni, ma toccarsi rimane, per entrambi i sessi, il modo migliore di conservare il livello di ossitocina necessario a far durare una coppia. Si pensa perfino che l’ossitocina abbia un effetto sull’invecchiamento: uno studio ha infatti mostrato che le persone che fanno l’amore tre volte alla settimana in una relazione stabile dimostrano in media 10 anni meno della loro età effettiva.

Le endorfine

Quando l’organismo sviluppa una tolleranza alla feniletilamina e non si scatenano più gli effetti dirompenti presenti all’inizio del rapporto, il cervello inizia a produrre altri ormoni, le endorfine. Dopo gli effetti eccitanti della feniletilamina, il cervello viene invaso da sostanze che possiedono le stesse proprietà della morfina. Le endorfine apportano calma e sollievo al dolore, e riducono l’ansia. La sensazione di benessere che procurano si traduce in una relazione affettiva molto forte che non si vuole più interrompere. Ora potete chiacchierare, mangiare e dormire in pace. È l’amore-attaccamento, l’armonia completa, una felicità tranquilla che può durare per anni e anni - sempre che si sia svezzati dalla feniletilamina…
Ovviamente è impossibile sintetizzare la relazione amorosa in una semplice formula chimica, ma è rassicurante sapere che il nostro cervello possiede risorse insospettabili che si adattano alle diverse tappe della vita amorosa. E che quando gli effetti della feniletilamina si attenuano è possibile, se si ha un po’ di pazienza, raggiungere di nuovo il settimo cielo.

E tu come ami?
Nelle loro relazioni amorose uomini e donne dimostrano comportamenti diversi a secondo del loro stile di attaccamento.

E tu che tipo sei, sicuro, ansioso o ambivalente?

Tra queste tre frasi, quale vi descrive meglio?

‘Non ho difficoltà a legarmi agli altri e non ho paura di dipendere da loro, né di sentirli dipendenti da me. Non vivo nel terrore di essere abbandonato/a, e non mi sento soffocare se qualcuno che amo mi si avvicina molto’=
Siete in un rapporto di equilibrio tra intimità e indipendenza: a vostro agio nei rapporti molto ravvicinati, ma con la capacità di distinguere molto bene il confine tra voi e l’altro

‘Mi sento un po’ a disagio nelle relazioni con gli altri, faccio fatica a fidarmi e non riesco a pensare di dipendere da qualcuno. Quando qualcuno mi si avvicina troppo divento nervoso, e spesso mi si rimprovera di non condividere la mia intimità con nessuno’=
Siete più inclini all’indipendenza che all’intimità: la ‘troppa’ intimità vi fa venire voglia di scappare. Se questi tratti sono molto marcati, potreste essere accusati di freddezza o distacco

‘Io vorrei che gli altri si avvicinassero a me, ma loro non lo fanno. Il mio/la mia partner mi preoccupa, a volte penso che non mi ami abbastanza, a volte temo che voglia allontanarsi da me. Più cerco di avvicinarmi agli altri, più gli altri scappano’ =
Siete più inclini all’intimità, e probabilmente il minimo segno di indipendenza o di autonomia dell’altro vi provoca una sensazione di inquietudine. Se questi tratti sono molto marcati, è possibile che vi si rimproveri di essere ‘appiccicosi’

Secondo un’indagine condotta negli Stati Uniti, alla vostra risposta corrisponde uno stile di attaccamento che era già il vostro quando eravate molto piccoli, con tutte le conseguenze del caso:

attaccamento sicuro
il bambino è curioso ed esplora l’ambiente, e cerca la madre quando è inquieto: la madre è per lui una base sicura. Il bambino ricerca il contatto con la mamma e ama essere coccolato, ma non si dispera per il distacco, per esempio quando viene adagiato. La sparizione temporanea della mamma lo fa piangere, ma si consola subito al suo ritorno.
Secondo la maggior parte degli studi, questo stile riguarderebbe il 60% dei bambini di un anno di età

attaccamento evitante
il bambino manifesta collere improvvise contro la madre, della quale non ricerca attivamente il contatto: non sembra particolarmente interessato a essere coccolato, ma si mette a strillare appena viene adagiato. La sparizione della mamma lo turba, ma sembra poco interessato a lei al suo ritorno
Secondo la maggior parte degli studi, questo stile riguarderebbe il 25% dei bambini di un anno di età

attaccamento ambivalente
il bambino è attaccatissimo alla madre, è poco curioso dell’ambiente, tollera male anche la più piccola separazione, si arrabbia spesso e grida spesso. La sparizione della mamma lo getta in una disperazione inconsolabile, e al ritorno della madre reagisce con tentativi spasmodici di attaccamento e notevole collera
Secondo la maggior parte degli studi, questo stile riguarderebbe il 15% dei bambini di un anno di età Alcune ricerche hanno dimostrato che indipendentemente dall’età considerata (da 1 anno all’età adulta), la ripartizione tra i tre principali stili di attaccamento è praticamente identica. Con la progressione dello sviluppo dall’infanzia all’età adulta, l’attaccamento fa intervenire strutture cognitive sempre più complesse e sofisticate che permettono di integrare informazioni sempre più numerose e diversificate. Così, la ricerca di contatto con il partner non avviene più esclusivamente o necessariamente a livello fisico, ma si avvale anche di mezzi simbolici, e tra questi, soprattutto del linguaggio.

Nelle loro relazioni amorose uomini e donne dimostrano comportamenti diversi a secondo del loro stile di attaccamento. E tu che tipo sei, sicuro, ansioso o ambivalente?
Cindy Hazan e Philip Shaver hanno sottoposto a centinaia di persone le domande che noi vi presentiamo e hanno raccolto autodescrizioni che hanno poi confrontato ai dati raccolti durante lunghe interviste sull’infanzia, lo stile emotivo dei genitori e le descrizioni delle relazioni sentimentali più significative. I risultati dello studio¹ mostrano che le persone le cui risposte le avvicinavano alla categoria ‘attaccamento sicuro’ (risposta 1) erano le più globalmente felici, divorziavano meno spesso, avevano fiducia nel loro partner, lo accettavano malgrado i suoi difetti, e avevano una vita professionale soddisfacente.
Le persone che rispondevano invece al profilo dell’’attaccamento evitante’ (risposta 2) avevano spesso una vita professionale particolarmente riuscita, ma erano quasi interamente assorbite dal lavoro e avevano una certa inclinazione alla solitudine, poiché trovavano le richieste della vita di coppia troppo impegnative: autonome, quindi, ma quasi incapaci di legarsi a qualcuno.
Chi aveva scelto la risposta 3, dimostrando così la prevalenza di uno stile di attaccamento ambivalente, parlava di una vita sentimentale tormentata in cui si alternano passioni violente e delusioni crudeli, timore dell’abbandono e una certa difficoltà a concentrarsi sulle attività lavorative.
Alcuni ricercatori pensano che gli stili di attaccamento del bambino determinino quelli dell’adulto che diventerà, ma altri ricercatori non condividono affatto questa visione. L’attaccamento non è un dogma, quindi, ma il tema di un dibattito sempre attuale che continua a nutrirsi di nuovi studi sui bambini.
Gli stili di attaccamento possono evolvere durante l’infanzia e cambiare di categoria per la stessa coppia mamma-bambino
Le relazioni tra lo stile della madre e lo stile del bambino non sono facili da codificare, e non sono ancora state chiaramente stabilite
Le difficoltà relazionali tra madre e bambino possono provenire anche da differenze di temperamento innate e quindi particolarmente difficili da rettificare
Anche il padre è una figura di riferimento per quanto riguarda l’attaccamento, ed egli può moderare l’influenza della madre nel rapporto con il bambino Nelle loro relazioni amorose uomini e donne dimostrano comportamenti diversi a secondo del loro stile di attaccamento.

E tu che tipo sei, sicuro, ansioso o ambivalente?

Il desiderio sessuale
Visti nell’ottica della teoria dell’attaccamento, i desideri sessuali sarebbero la manifestazione di un bisogno innato di tenerezza. Questo almeno è quanto sembrano suggerire i risultati di molti lavori sull’attaccamento. Il bambino è programmato per attaccarsi al ‘partner’ che gli si presenta, e per suscitare in lui o in lei il massimo attaccamento possibile. I bisogni del bambino, insomma, non si limitano all’essere nutrito, ma il loro spettro è molto più ampio: coccole, attenzioni, tenerezza … insomma una gamma più ampia di sostegno emotivo durante l’esplorazione del mondo. La sessualità non nascerebbe quindi, come sosteneva Freud, dal piacere sessuale che il bambino sperimenta durante l’allattamento, e la tenerezza non sarebbe una forma sublimata del desiderio sessuale.
L’impronta dell’attaccamento nell’amore adulto: intimità, passione e impegno E’ a partire dalla fine degli anni ’80 che la comunità scientifica si interroga e cerca di scoprire se lo stile di attaccamento dell’adulto è legato al suo modo di essere in una relazione d’amore. Robert Sternberg², autore di numerosi studi sull’amore adulto, distingue negli amori tre dimensioni fondamentali:

l’intimità, prevalentemente emotiva, si riferisce ai sentimenti che favoriscono l’apertura di sé agli altri, e il calore della relazione
la passione, che rinvia all’idealizzazione e all’eccitazione pulsionale, e che determina l’attrazione e il desiderio di unirsi all’altro
l’impegno, terza e ultima dimensione, sarebbe soprattutto di ordine cognitivo e mira a preservare la relazione esistente all’insorgere di un’altra possibile relazione amorosa

Gli studi condotti da Sternberg sugli studenti hanno dimostrato che le persone il cui stile di attaccamento è sicuro ricercano più delle altre l’intimità nella relazione, mentre quelle dallo stile di attaccamento ambivalente tendono a impegnarsi meno delle altre. In altri termini, lo stile di attaccamento ‘evitante’ dà luogo a un evitamento dell’intimità, ma non per questo riduce le prospettive di continuità della coppia. Lo stile ambivalente, invece, non solo riduce la ricerca di intimità, ma mette in pericolo la continuità della relazione. Lo stile di attaccamento sembra dunque intervenire pesantemente su almeno due delle tre dimensioni indicate da Sternberg – l’intimità e l’impegno – ma non sulla terza, la passione. Questa assenza di legame tra stile di attaccamento e forza della passione non implica che quest’ultima sfugga all’impronta dello stile di attaccamento: per esempio, valutare l’intensità di una passione amorosa in un’intervista standard non è per niente facile.
Dalle ricerche effettuate, gli studiosi della scuola di Sternberg concludono che gli attaccamenti elaborati durante l’infanzia determinano il modo di essere dell’adulto nelle relazioni amorose. Per esempio, è vero che lo stile di attaccamento del bambino tende a essere stabile: osservazioni ripetute sugli stessi bambini a età diverse confermano la permanenza dello stile tra 1 anno e i 7 anni di età. Poi però, nel passaggio dalla tarda infanzia all’età degli amori sessualizzati lo stile di attaccamento di una persona può cambiare. Questo grazie anche all’importanza di quello che un altro studioso, Harlow, ha chiamato ‘sistema di attaccamento tra individui della stessa età’: grazie a queste relazioni tra coetanei i giovani macachi studiati da Harlow erano effettivamente in grado di ridurre il deficit socio-adattivo di cui avevano sofferto a causa di una carenza di amore materno. Il modello di osservazione dovrebbe anche tenere conto dell’influenza delle caratteristiche del compagno: è evidente che il modello di attaccamento non sarà identico indipendentemente dalle caratteristiche, e dallo stile, del partner.

Adolescenti e amore
Tra i 10 e i 14 anni i ragazzi preferiscono l’intimità con i coetanei dello stesso stesso, ed è spesso proprio in questa relazione mono-sessuale che si elabora la capacità di trovare un sostegno emotivo al di fuori della famiglia e con una persona della propria generazione.
Nel corso della prima adolescenza questo sostegno diventa forte quanto quello trovato in famiglia, e possiede alcune qualità che ne fanno un fattore necessario allo sviluppo. Questo periodo è infatti caratterizzato da variazioni numerose e rapide, fonte di fragilità della personalità. Il dubbio su di sé e il timore dello sguardo altrui raggiungono l’apice verso i 12-13 anni, producendo come effetto secondario un conformismo estremo. L’amico intimo dello stesso sesso condivide l’esperienza di questi stessi cambiamenti, e quindi può più di chiunque altro favorirne l’elaborazione psicologica.
Lo stabilirsi di questo genere di intimità nella prima adolecenza è una spinta potente all’adattamento sociale successivo. Questo tipo di legame illustra molto chiaramente la teoria dell’attaccamento: “l’amore è originale al di qua della sessualità ed è questo amore, garante di fiducia e di sicurezza, a preparare alla sessualità, ai suoi preludi, ai suoi giochi, le sue realizzazioni e agli amori di un nuovo ordine” (R. Zazzo, Colloqui sull’attaccamento, 1974)

Nelle loro relazioni amorose uomini e donne dimostrano comportamenti diversi a secondo del loro stile di attaccamento. E tu che tipo sei, sicuro, ansioso o ambivalente?

Di cosa sono fatti i nostri amori?
L’amore passionale si svilupperebbe a partire dall’attaccamento del bambino per la madre, e con esso condivide molte caratteristiche: il bambino e l’innamorato bramano la presenza dell’altro, dimostrano intolleranza al suo allontantamento e provano una violenta gelosia in presenza di un rivale.
L’intimità amorosa è una parente più lontana dell’attaccamento dei genitori per i loro bambini: desiderio di tenerezza e voglia di fare tutto quanto è possibile per il benessere dell’altro. Infine, l’impegno è la decisione di rendere la relazione duratura, e di sforzarsi per proteggerla dalle tentazioni esterne.

PASSIONE INTIMITA' IMPEGNO
E’ un’emozione violenta, con manifestazioni fisiche intense. Sarebbe il risultato del desiderio erotico e di una forma adulta di attaccamento del bambino alla madre E’ un’emozione più calma, comprende la tenerezza, il desiderio del bene dell’altro E’ la decisione di restare insieme e di condividere il futuro, proteggendo la coppia dalle tentazioni provenienti dall’esterno


Ma quali sono le caratteristiche di una relazione, in funzione della distribuzione di questi tre elementi? Secondo Lelord e André, gli amori si possono analizzare anche in funzione di quale (o quali) di questi tre elementi è presente o assente:

PASSIONE INTIMITA'(AFFETTO) IMPEGNO
Amore ideale, una luna di miele + + +
Compagni per la vita - + +
Passione amorosa che fa nascere la voglia di impegnarsi + - +
Legame passionale, quando solo uno dei due è disponibile a impegnarsi + + -
Amore ‘vuoto’ Si resta insieme per i figli, o per paura della solitudine - - +
Amore ‘orizzontale’ Non si ha più niente da dirsi, però… + - -


Pur senza le caratteristiche dirompenti dell’innamoramento, persino meno forte dell’amicizia, l’amore è l’approdo al quale ogni individuo desidera arrivare.

E’ un sentimento antico del quale si può essere stati ben nutriti fin dal primo momento dell’essere al mondo o del quale si può avere nostalgia, quando non necessità, bisogno, di vederlo finalmente esistente dopo esperienze dolorose di privazione.

Perché l’amore possa essere un patrimonio pienamente fruibile da sé e dagli altri (in particolare dal partner) occorre che lo si possa coniugare adeguatamente nei suoi tre modi: amare, lasciarsi amare e amarsi.

Amare presuppone la disponibilità emotiva a indirizzare le proprie energie positive verso l’altra persona. E’ desiderio di dedicare parte di se stesso all’altro, di aprirsi senza la paura di mostrare qualcosa di impresentabile di sé. Per amare, occorre quindi che il timore dell’insuccesso e della delusione non prevalga sul desiderio di condividere un’esperienza desiderabile e necessaria.

Lasciarsi amare è, all’apparenza, esperienza più semplice. In realtà, aprirsi ad un’altra persona, lasciarle lo spazio per entrare nel proprio territorio intimo, presuppone la capacità di non frapporre barriere e quindi di non temere di essere prevaricati o schiacciati da un sentimento altrui sentito come troppo invadente.

Amarsi è esercizio psichico decisamente più complesso. Per svolgerlo opportunamente è necessario saper rimanere, in un buon equilibrio, al centro tra i due estremi: dell’autosvalutazione e della rivendicazione narcisistica delle proprie virtù.

L’amore è quindi sentimento che deve aver la peculiarità di essere, come si dice in matematica, biunivoco e reciproco. E’ un detonatore dell’inconscio, tanto che chi ama finisce per svelare al partner qualcosa di ciò che neppure lui (o lei) conosce fino in fondo di se stesso, qualche elemento del proprio essere più profondo del quale non ha assoluta consapevolezza.

Si tratta di un processo, non di un lampo, di un bagliore forte, come accade nell’innamoramento. Di quest’ultimo non ne ha il ritmo alto e in crescendo.

E’ invece un sentimento aritmico. Può apparire, esserci, dare l’illusione della sua presenza, per poi nascondersi per motivi magari futili e incomprensibili, per poi ancora ricomparire e riempire di nuovo la vita propria e della coppia.

L’amore può essere quindi vita, desiderio, rimaneggiamento continuo delle belle emozioni, ma può anche essere motivo di grandi sofferenze.
Nella vita di coppia, il suo esercizio diventa spesso impresa ardua, soprattutto quando viene contaminato dai problemi quotidiani, dalle cattive abitudini nel vivere insieme, dalla prevedibilità e dall’incapacità di rilanciarne lo smalto migliore.
Tuttavia, proprio perché l’amore è sentimento aritmico, può trovare dal buon rapporto dialettico della coppia un varco per farsi vivo di nuovo a un segnale imprevisto, non programmato. Purché sia attivo il desiderio di condividere, di amare e di lasciarsi amare, in una cornice di rapporto armonico con se stessi.
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DESIDERIO:
Come ogni sottile alchimia, l’amore deve conciliare le voglie, i fantasmi e i desideri dei partner. Se con il tempo la magia scompare silenziosamente, che cosa si può fare? Piccoli segreti per ritrovare l’armonia a due.
Se ne parli a cuore aperto con gli amici, ti accorgerai che anche gli altri hanno già incontrato questo problema, perciò niente panico, spesso si tratta di una difficoltà transitoria che può scomparire così com’è arrivata. Datevi tempo e prendete un minimo di distanza dai fatti, non precipitatevi dal medico a meno che la situazione non evolva nel giro di qualche mese. Provate a chiedervi se le circostanze della vostra vita possono essere all’origine della mancanza di desiderio: stress e routine di solito sono i primi nemici da affrontare. Preoccupazioni? Problemi di salute, professionali o economici? State per affrontare o avete appena affrontato un grande cambiamento come un trasloco, avete appena cambiato lavoro, con il partner non tutto funziona a meraviglia e poi ci sono i bambini…? Fatto il punto della situazione, non resta che valutare come si affronta questa situazione, per esempio per molti uomini il calo di libido viene vissuto come una diminuzione della virilità, per altri significa automaticamente rimettere in questione la coppia. Sulla sessualità e sul desiderio sono state condotte migliaia di inchieste e di indagini, che concludono quasi unanimemente che le donne dichiarano di avere problemi di inibizione o di desiderio molto più spesso degli uomini, anche se se ne lamentano molto più raramente. Per la donna la sessualità può passare più facilmente in secondo piano, e i problemi connessi al desiderio possono anche non essere prioritari rispetto ad altri elementi, quali il piacere globale della relazione amorosa o il rapporto che hanno con i figli.
Con il passare del tempo il desiderio si può usurare, soprattutto nelle coppie organizzate in modo fusionale. Passata l’ipnosi dei primi tempi, che dura solo pochi anni, la sessualità si indebolisce. Quando si condivide tutto, ci si dice tutto e si fa tutto insieme, il desiderio erotico tende a consumarsi perché la sessualità fatica a sopravvivere alla possessività, alla perdita di libertà, alla dipendenza e al bisogno di esclusività. Nelle coppie mature, composte da due persone veramente autonome, vivere una sessualità piena di slanci per lungo tempo è più facile. Se si abbandonano le relazioni infantili per quelle adulte, il desiderio può essere più resistente.
Tuttavia, la volontà di mantenere il sesso al suo zenith non cambia molto il modo in cui evolve l’intimità sessuale. È importare cogliere come si articola il desiderio dell’altro, per esempio gli uomini sono più stimolati dai segnali visivi, le donne da quelli auditivi. Nel sesso è importante essere attenti e interamente presenti al partner; per far bene l’amore bisogna darsi tempo, soprattutto perché l’eccitazione femminile è più lunga a manifestarsi e a svilupparsi. Inoltre, per moltissimi uomini la libido non entra in competizione con le preoccupazioni quotidiane, l’uomo può concentrarsi sul suo desiderio e fare astrazione del resto perché la sua sessualità è più pulsionale. Nella donna vale il discorso contrario: le mentalizzazioni preoccupanti, i conflitti, le preoccupazioni personali, la tristezza e la rabbia entrano violentemente in competizione con il desiderio.
Non bisogna mai dimenticare che alcune attitudini uccidono il desiderio, come è il caso dell’egoismo, soprattutto oggi che le donne si sentono responsabili della propria sessualità e del proprio corpo e hanno voglia di partner attenti. Anche l’assenza di dialogo è un punto fortemente negativo, moltissimi uomini non hanno idea di cosa la loro donna voglia veramente, anche perché molte donne si rifiutano di chiederlo. La passività fa strage dell’erotismo perché uccide la curiosità reciproca, quella voglia di scoprire i territori intimi dell’altro che avviene attraverso iniziative reciproche. I blocchi psicologi sono quasi sempre grandi ostacoli all’alchimia dei corpi, perché l’immagine che ciascuno ha del proprio corpo influenza il modo in cui vive la sessualità; le donne che hanno dei complessi, che non si sentono a proprio agio con se stesse, che non amano il proprio corpo e fanno l’amore solo per non perdere il compagno non possono crescere sessualmente. La stima di sé è un fatto importante, a letto come fuori dal letto: la convinzione di non essere degni d’amore è un problema non da poco. Più che darsi a variazioni estreme sul tema, che troppo spesso sono più subite che desiderate soprattutto da parte delle donne, bisogna ricordare che la qualità della relazione sessuale dipende dalla qualità della relazione affettiva, tanto è vero che i sessuologi non suggeriscono trucchi tecnici, ma in genere forniscono alle coppie le strategie “giuste” per riattivare il clima amoroso. Ritrovare i momenti di intimità, di seduzione e di sensualità che esistevano agli inizi della relazione, uscire a cena, passare il fine settimana lontano da casa, farsi delle sorprese e dei regali, ritornare ad aver voglia di piacersi e di piacere, sono queste le cose che possono ricreare un clima favorevole all’eccitazione.

Gli alleati che contano: le carezze
Uno sguardo, un profumo, qualche carezza, ed ecco che l’atmosfera cambia… L’amore è qualcosa di ben diverso dall’incontro delle mucose genitali. Il nostro corpo dispone in media di 1800 cm² di pelle che contengono un milione e mezzo di recettori, vere e proprie capsule di voluttà che racchiudono tesori di sensazioni provocate dallo sfioramento e dalle carezze. I recettori immagazzinano il piacere e lo liberano quando sono “piene”. Carezzare significa rendere poetico un gesto che può essere meccanico, per questo si può iniziare esplorando con calma la geografia sensuale della pelle. Le carezze stabilizzano l’equilibrio nervoso, aiutano a rilasciare le tensioni e procurano benessere, anzi, euforia. Le ragioni sono squisitamente biologiche, dato che le carezze attivano i centri cerebrali del piacere che rilasciano diverse sostanze, tra le quali le famose endorfine. Sotto il profilo psicologico, inoltre, le carezze riattualizzano la beatitudine dell’infanzia, ricca di significati emotivi, risvegliano tutti i sensi e offrono una gamma di sensazioni molto ampia, diversa da quella ottenuta durante il coito.

Idee per una relazione
Fermatevi un attimo a pensare alla vostra coppia: quali sono i primi pensieri che vi vengono in mente? quali sensazioni provate d’istinto? La vostra relazione potrebbe procurarvi grande gioia e completezza oppure, a causa delle aspettative disilluse e delle tensioni tra voi e il partner, ansia e frustrazione. O forse siete entrambi così occupati e travolti dal frenetico ritmo della quotidianità, che in realtà quando siete insieme siete troppo stanchi per ritrovarvi davvero…
Siete mai stati in disaccordo, o vi è stata un’incomprensione tra voi e il vostro partner? La risposta, con ogni probabilità, è "ovviamente sì". E’ impossibile andare sempre d’accordo, ed è inevitabile che di tanto in tanto si crei tra i partner qualche conflitto. Ciò non toglie che moltissime persone sono felici in coppia, a dispetto di più o meno occasionali litigi, e questo perché sono capaci di gestire i conflitti in modo efficace perché le discussioni portino a una possibile soluzione del problema, piuttosto che a una serie infinita di recriminazioni e di accuse reciproche.

Le aree di conflitto
Questo articolo propone una panoramica delle tipiche caratteristiche positive di un rapporto – quelle qualità, attitudini e comportamenti che aiutano la coppia a interagire in modo da aumentare l’intimità e la gioia – ed esplora le aree più comuni di conflitto, quali il denaro, i parenti, il sesso, i figli e le differenze nei modi di comunicare di uomini e donne, per cercare di capire come si possono gestire le divergenze tra i partner in modo costruttivo invece che distruttivo.
In Italia ogni anno hanno luogo quasi 900.000 divorzi e separazioni. E’ ovvio che "vivere per sempre felici e contenti" non è cosa facile; ciononostante, la maggior parte delle persone si sposerà almeno una volta nell’arco della vita. Molte persone iniziano una relazione di coppia con grandi speranze e sogni, e un desiderio profondo e sincero di impegnarsi per far crescere e durare il rapporto; ma la scoperta che il partner non è perfetto come si credeva, o la pressione della vita quotidiana possono condurre alcuni a sentirsi molto meno romantici con l’andare del tempo, e a lungo andare, a trovare sempre meno soddisfazione nella vita di coppia. Tutte le relazioni cambiano nel tempo, ma con impegno, una volontà precisa e una certa fatica, le coppie possono resistere all’usura dell’abitudine, e regalare ai partner intimità, sicurezza, pienezza.

Le caratteristiche positive
Come sono le coppie riuscite? Considerate gli aspetti positivi della vostra relazione: quali sono le cose che sembrano funzionare e rendervi felici? Se la vostra è una coppia ben assortita, probabilmente la vostra relazione è caratterizzata da livelli elevati di positività, comprensione, impegno, accettazione, amore e rispetto. Queste sono alcune delle caratteristiche più importanti per la riuscita di una coppia.

positività
Le relazioni di coppia che rendono felici sono caratterizzate da un alto grado di positività: i pensieri, le parole e le azioni, cioè le interazioni tra i partner, sono per la maggior parte positivi. Quando al contrario la negatività è elevata – critiche, richieste continue, insulti, indifferenza, noia – la relazione soffrirà. E’ bene ricordare che l’assenza di negatività all’interno della coppia è probabilmente il segnale che la rabbia e la frustrazione vengono represse anziché discusse, e questo può creare tensioni irrisolte che si accumulano pericolosamente in uno o in entrambi i partner. Dunque, quando si crea una tensione, il problema che la genera deve essere discusso, cercando di tenere a mente che si è in cerca di una soluzione a un problema comune, e che non si sta ingaggiando una lotta per la vita in cui si vince solo se l’altro soccombe. Un atteggiamento affettuoso, l’ascolto sincero e la gioia autentica per le scoperte e le conquiste del partner sono piccoli esempi di quello che intendiamo per "interazioni positive". Sono le piccole azioni come queste, in realtà riflesso di un attitudine amorevole verso l’altro, che giorno dopo giorno contribuiscono a rendere gioisa, profonda e gradevole la relazione tra due persone

comprensione
Comprendere significa capire il punto di vista dell’altro, ed essere capaci di "mettersi nei suoi panni". Come tutti sappiamo, sentirsi incompresi è una sensazione bruttissima - ancora più avvilente quando chi non ci capisce è invece la persona dalla quale ci aspetteremmo maggiormente appoggio e comprensione. La mancanza di empatia porta l’altro, a lungo andare, a sentirsi deluso, abbandonato e profondamente solo; per questo, prima di scrollare le spalle con indifferenza oppure partire all’attacco con accuse, rimproveri e recriminazioni, è bene sforzarsi di capire il messaggio manifesto e sotterraneo che l’altro sta cercando di comunicarci, e dimostrare attenzione e interesse a quanto ci viene detto

impegno
Quando entrambi i partner di una coppia hanno l’intenzione di nutrirla e farla durare nel tempo, e vi si applicano con impegno, è più facile che la relazione resista agli inevitabili ostacoli dati dall’abitudine, dai cambiamenti personali di uno o di entrambi i componenti, e così via. Le nostre società premiano la realizzazione di sé, talvolta spingendo l’individuo a concentrarsi esclusivamente su se stesso e sui propri obiettivi. In una coppia, l’attenzione ai propri bisogni è importante quanto quella ai bisogni dell’altro: pensare solo a se stessi significa inevitabilmente trascurare l’altro, e chiudersi al rapporto

accettazione
Accettare e sentirsi accettati è fondamentale per la riuscita di una coppia, dato che ognuno di noi desidera molto intensamente essere riconosciuto, valorizzato e rispettato. Sentirsi accettati genera una sensazione di fiducia e sicurezza che si riverbera positivamente sul rapporto di coppia. Quando si cerca di costringere una persona a cambiare, di solito si incontra una certa resistenza; a volte, un rinforzo positivo può aiutare l’altro a rendersi conto che un suo certo modo di fare o di parlare ci danno veramente fastidio e quindi vanno corretti: far sentire l’altro accettato è il primo passo per favorire l’auspicato cambiamento, e senz’altro darà risultati molto migliori che insistere a sottolineare sempre e solo i suoi punti negativi

amore e rispetto
E’ inutile dirlo, ma se mancano questi elementi, semplicemente la coppia non esiste. Il tempo passa e la vita diventa sempre più complicata: la coppia soffre. E’ facile perdere il contatto con l’altro, e trascurare i sentimenti e il romanticismo che una volta avevano unito due persone. In realtà, al pari di ogni altra caratteristica che abbiamo segnalato, amore e rispetto sono anch’essi frutto di un esercizio costante, e vanno coltivati al pari di qualunque altro aspetto della relazione. Se è inutile e doloroso far sopravvivere la coppia a un sentimento che non esiste più, ci si può però impegnare a impedire, se possibile, o ad allontanare la fine dell’amore. Ricordiamo una volta di più le parole di Isabella Bossi Fedrigotti in un’intervista che ci ha concesso: come si fa durare un legame? Bisogna fare dei passi, perché da solo non dura…

la gestione del denaro
Indipendentemente dalla quantità di denaro posseduta, l’economia comune di una coppia è spessissimo una delle più importanti fonti di conflitto. Talvolta i partner hanno idee molto diverse riguardo alla gestione del denaro, sia perché provengono da famiglie ed esperienze diverse che hanno dato loro un particolare modo di "pensare" il denaro, sia perché possono avere obiettivi di vita diversi che comportano particolari maniere di gestire l’economia per raggiungere uno scopo. Le divergenze fondamentali riguardano sia la maniera in cui il denaro deve essere speso, sia quanto ne deve venire risparmiato, e infine riguardano chi deve pagare cosa nel comune bilancio economico della coppia. E’ importante chiarirsi reciprocamente la propria posizione riguardo al valore del denaro, così che ogni partner possa conoscere con chiarezza il rapporto che l’altro ha con i soldi e con il loro utilizzo. Spesso la costruzione di un budget comune e di una pianificazione economica richiede una certa negoziazione e il raggiungimento di una serie di compromessi, ma questo è un compito che non deve essere trascurato, poiché contribuisce a chiarirsi reciprocamente le priorità e gli obiettivi futuri

i parenti
Questo problema insorge solitamente con una certa violenza durante i primi tempi della convivenza, quando uno dei partner può avvertire i genitori o i parenti dell’altro come critici o intrusivi. I componenti della coppia possono trovarsi in disaccordo circa la frequenza e la modalità di frequentazione dei rispettivi parenti, e può accadere che uno dei due ritenga il partner troppo legato e dipendente dalla famiglia di origine. Non resta che discutere apertamente i propri sentimenti riguardo alla relazione che si intende mantenere con la propria famiglia, ed è bene evitare toni accusatori o troppo critici riguardo alla famiglia del partner

il sesso
La relazione sessuale è il più emotivo tipo di rapporto che si possa instaurare tra due persone, e molti temono di venire feriti o rifiutati dal partner proprio in questa area della vita di coppia. Spesso proprio questi timori spingono le persone a evitare di discutere le proprie sensazioni e aspettative riguardo al sesso, o a discuterne in modo indiretto e imbarazzato. Questo tipo di atteggiamento non può che aggravare i problemi della coppia, anche perché spesso le difficoltà sessuali derivano da conflitti non necessariamente collegati alla pura relazione fisica. Per risolvere le incomprensioni sessuali è necessario in primo luogo affrontare i problemi in modo diretto e specifico, informando l’altro dei propri bisogni e dei propri desideri. Molte persone si sentono particolarmente vulnerabili in conversazioni così intime, che vanno quindi affrontate con grande gentilezza e sensibilità

I figli
Crescere i bambini è un compito faticoso e impegnativo che richiede una grande energia. Molti conflitti tra partner possono nascere a proposito dell’educazione da impartire ai figli, dato che ognuno ha in mente, per adesione o per opposizione, il modello educativo secondo cui è stato a sua volta creciuto. Talvolta è impossibile trovare un modello comune, e bisogna accordarsi su un compromesso accettabile a entrambe le parti, senza dimenticare che ai fini educativi la cosa più importante è che a dispetto di eventuali divergenze tra i partner, vi sia un fronte comune compatto rispetto ai bambini, che devono ricevere dai genitori un messaggio univoco. Se questo non avviene, i bambini tenderanno ad "allearsi" a un genitore o all’altro a seconda della convenienza, creando ulteriore disarmonia nella coppia

i diversi modi di comunicare di uomini e donne
Grazie a una combinazione di fattori biologici e sociali, uomini e donne hanno stili diversi di comunicazione e di gestione dei conflitti. Le donne tendono a voler affrontare i problemi più spesso e più apertamente degli uomini, che tendono invece a evitare lo scontro e controllare le emozioni. Quando gli uomini si chiudono alla comunicazione, spesso le donne diventano ancora più insistenti, e se la comunicazione non ha luogo, ne provano una forte frustrazione. A sua volta questa spinge gli uomini a chiudersi ancora di più, e a ritirarsi definitivamente dal confronto. Benché non esista una ricetta definitiva, è comunque utile che le donne cerchino di proporre i problemi con gentilezza e con il visibile intento di trovare una soluzione; gli uomini dovrebbero invece impegnarsi a riconoscere il legittimo desiderio di comunicazione delle donne, e ad assumere un ruolo più attivo nella risoluzione dei problemi, invece di chiudersi e ritirarsi

L'amore bloccato
Lui è gelosissimo della moglie, ma in una maniera maniacale e possessiva che rasenta la malattia. Questa però è l’unica forma di “interesse” verso la compagna, perchè per il resto nessuna manifestazione di affetto né, tantomeno, di amore…
Lui non le dice mai “Ti amo” (E perché? Tanto mia moglie lo sa, sennò perché dopo tanti anni starei ancora con lei?) e non gli riesce neanche di darle un bacio, neppure nei momenti di massima intimità. Non so neppure più da quanto tempo mio marito non mi bacia, neanche più un bacetto distratto quando torna a casa, né un apprezzamento sulla mia persona, su un taglio di capelli diverso o un vestito nuovo. E’ sempre così distratto, io credo che l’amore sia ormai svanito.
Loro sono una coppia di giovanissimi, vivono insieme da meno di un anno. Il ragazzo è un tipo magro, dolce e non ha occhi che per la compagna. Quando tenta di accarezzarla lei mostra chiari segni di fastidio. Lui lamenta una totale mancanza di affettuosità da parte di lei, che và sempre di corsa, che ha sempre mille cose da fare e che non si lascia mai andare ad effusioni. Lui dice di dover “faticare” molto prima di convincere la sua donna a lasciarsi andare completamente, così fare l’amore diventa ogni volta di più una fatica da parte di lui e un dovere da parte di lei. Quando ne parlano lei reagisce stizzita, dicendo che le sembra superfluo dire Ti amo , stare lì ad abbracciarsi e sbaciucchiarsi come due ragazzini, giacchè se vivono insieme è perché quella fase – quella delle tenerezze, del cercarsi e coccolarsi, per intenderci - è già stata superata. Queste due coppie, e purtroppo tante e tante altre, hanno in comune una sorta di malattia che si chiama anaffettività, ossia l’incapacità di esprimere con gesti e parole affetti e sentimenti, sia verso il proprio partner, sia verso altri. Il che non significa necessariamente che nelle coppie prese ad esempio manchi l’amore, più probabilmente manca l’espressione dell’amore, almeno da una delle due parti.

L’amore si impara fin da piccoli dai genitori, una volta imparato ad amare è difficile, se non quasi impossibile, disimparare, ma se i genitori non insegnano l’amore, perché assenti, perché incapaci, perché a loro volta non sono stati amati e quindi non sanno amare ?
Angelo è un imprenditore romano, bell’uomo, apparentemente molto sicuro di sé, separato, una nota di arroganza nel tono di voce, racconta: Il rapporto con mio padre era un rapporto strano, mi faceva dei grandi regali nelle grandi occasioni, un castello coi guerrieri per il mio sesto compleanno, una bella macchina per i diciotto anni, un basso elettrico alla maturità. Lui però, per motivi di lavoro, non c’era mai, non mi ricordo di aver tirato calci al pallone insieme a lui, però mi ricordo che prendevamo il caffè insieme al mattino presto: avevo vent’anni e tornavo a casa che era l’alba, lui ne usciva per andare a lavorare. Non c’erano abbracci, né manifestazioni di affetto tra noi, era un rapporto “da uomini”. Quando è morto ero già grande, ma ho sempre rimpianto il fatto di non essere riuscito a dirgli, e forse a dimostrargli, quanto lo amavo. Ed è lo stesso rimpianto che ho verso la mia ex-moglie che mi ha sempre accusato di essere incapace di amare.
Quante volte Woody Allen ha affrontato il tema, fortemente autobiografico, della difficoltà, o addirittura dell’incapacità, di amare degli artisti ? Quante volte con estrema (auto)ironia ha fatto sì che il suo protagonista si barricasse dietro al proprio talento per non confrontarsi con la realtà e per non mettere in gioco le proprie emozioni. Ma non sono certo solo gli artisti a non sapere, o ad aver paura, di amare. Artisti? - Ride di rabbia Antonia V. – Mio marito fa il rappresentante di vini e la sera, quando torna a casa e non è fuori per lavoro, dice di essere talmente stanco che baci, carezze, abbracci, sono ormai ricordi sbiaditi che risalgono ai primissimi tempi del nostro fidanzamento. Tante volte io ci provo a stimolarlo, ad essere affettuosa con lui, ma da parte sua c’è un muro fatto di freddezza, così anche a me poi passa la voglia di dare e chiedere tenerezze.
E già, perchè l’anaffettività sembra essere contagiosa. Io ti amo, te lo dimostro, ho voglia di abbracciarti, di toccarti, dò e chiedo baci. Tu mi rifiuti, in modo più o meno evidente. Io mi sento frustrata come donna, come persona e la prossima volta che avrò voglia di affetto, avrò soggezione a chiedertelo e a dimostrartelo perché già conosco la tua risposta negativa.
L’incapacità umana a dimostrare amore, oltre a tante separazioni, ha dato luogo anche a tutta una serie di opere artistiche. Emmett Ray, l’uomo che non sapeva amare di “Accordi e disaccordi”, interpretato da uno strepitoso Sean Penn, diventa suo malgrado l’ultimo dei romantici. Ma l’emblema è Harry Haller, il “Lupo della Steppa” di Hermann Hesse (notare le medesime iniziali), che afferma di far convivere in lui due nature, una umana e una lupina, una divina e una diabolica. Due nature che in lui si combattono sino a rendere la sua vita una sofferenza continua, causando in lui isolamento sociale, incapacità di ridere e di godersi la vita, sino a renderlo un soggetto pericolosamente incline al suicidio. Tutto ciò finchè non incontra Erminia, che gli insegna l’amore per la vita (Erminia, in tedesco Hermine, cioè Hermann al femminile). Il “Lupo della Steppa” è uno dei personaggi più vivi, umani, disperati della letteratura, in cui chiunque, almeno una volta, si è riconosciuto. Quante solitudini dunque, quante non-scelte, non-vite, in questi autodivieti all’amore!
Ma cosa si intende scientificamente con il termine anaffettività ? Si tratta dell’incapacità di esprimere affetti, sentimenti ed emozioni che generalmente si accompagna ad una barriera corporea molto pesante: la persona anaffettiva è anche poco propensa ai contatti corporei, fino a provare disagio nell’essere abbracciata – risponde Marco Minelli, psicologo clinico
Potrebbe trattarsi di una vera e propria malattia? In psicopatologia l’anaffettività è un sintomo e non una sindrome: è tuttavia un tratto che caratterizza alcuni disturbi della personalità, come ad esempio quello schizoide e quello ossessivo.

Perché si arriva all’incapacità di amare? E come si “guarisce” da questo? Se “amare” in passato ci è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente cominciamo a ritenerlo un comportamento da evitare. Sono di solito abbastanza casuali i fattori della remissione di questo sintomo: talora basta un Incontro importante e la personalità di un soggetto cambia notevolmente. Alcuni pazienti richiedono una psicoterapia presentando motivi abbastanza futili, oppure irrisolvibili, cruciali dilemmi religiosi o scientifici, e soltanto durante il percorso terapeutico scoprono di essere “affamati” di relazioni interpersonali.

Quali sono i principali sintomi di un soggetto anaffettivo? E’ facile riconoscere un soggetto anaffettivo anche soltanto osservando la sua postura: è quello che non ti tocca mai e se per caso ti sfiora, poi ti chiede scusa. Nei casi più eclatanti si manifesta una somatizzazione sulla pelle, la barriera che divide l’Io dal non-Io. Basti pensare alla correlazione tra il tentativo ostinato di alcuni adolescenti ad isolare gli affetti dal comportamento e l’acne.

Ne soffrono maggiormente gli uomini o le donne? L’anaffettività non ha sesso, e sebbene siano soprattutto le donne a lamentare questo tratto sintomatico nei loro compagni, non credo che il sesso maschile sia più portatore di anaffettività rispetto al sesso femminile. Questo forse poteva essere vero nel secolo scorso. Oggi è un tratto di personalità ben spartito tra i sessi. Anzi, nei resoconti clinici, nella letteratura psichiatrica, e perfino nei racconti dei pazienti, l’aggettivo in questione appare la maggior parte delle volte associato alla parola madre.
Oscar Wilde diceva che c’è una terra dei vivi e una dei morti. Il ponte è l’amore, l’unica sopravvivenza e l’unico significato della vita. L’incapacità di amare è l’indifferenza per il bisogno dell’Altro – afferma Don Gianni, giovane parroco di una parrocchia romana, intervistato sull’argomento – L’incapacità di amare è preclusione alla reciprocità, alla tolleranza e alla generosità, è l’ impossibilità a riconoscere il valore dell’Altro per rinchiudersi nella noia, nell’indifferenza, nell’onnipotenza, nell’egocentrismo, è la paura di uscire da sé stessi e di donarsi.

E’ vero che le relazioni intime sono un rischio, ed è vero che pretendono moltissimo da noi, così come è vero che pretendono cambiamenti, che fanno affiorare i nostri sentimenti più profondi e a volte ci fanno sentire infelici. Ma le alternative all’intimità sono solitudine e disperazione. Vivere significa anche cadere e sbattere il muso, significa rischiare, significa farsi coinvolgere e mettere in gioco tutto di se stessi. E ricordiamoci anche che chi non sa amare è anche incapace di amarsi. Non si può amare a distanza, restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non si può amare senza condividere, è il pensiero di Don Luigi di Liegro, direttore della Caritas Romana. In amore l’assenza di parole è spesso confusa con l’incapacità di amare, mentre a volte rappresenta il contrario – spiega Giannina Renardi, terapeuta di coppia – Può segnalare la capacità di misurarsi con il silenzio, il vuoto, la calma e talvolta fa parlare il corpo. Il silenzio delle parole spesso è un modo di ascoltare l’altro senza interrompere, lasciando che la pena o la gioia che prova siano espresse senza l’obbligo della reciprocità e dello scambio. Il silenzio può essere sì motivo di scontro affettivo, ma può anche diventare offerta di uno spazio vuoto disponibile per far emergere ciò che ancora non siamo. Le facoltà accademiche di scienze della comunicazione sono un diretto derivato della difficoltà di amare dell’uomo moderno. E’ opinione prevalente che un sentimento così elementare e universale come quello dell’amore non abbia bisogno di essere argomentato e discusso, invece proprio su queste tematiche il nostro sapere si mostra oltremodo povero e confuso. Freud, già nel 1904 arriva a dire che nella nevrosi c’è l’incapacità di amare (“Psicopatologia”).

Oggi l’amore è diventato un argomento da salotto, di disquisizioni psico-letterarie, ma ai miei tempi era qualcosa di più intimo, segreto, tutt’al più domestico – è il pensiero di Pierina, una nonna di 92 anni di un’aristocratica famiglia partenopea, che a suo tempo è stata molto innamorata, un amore unico, durato – e come poteva essere altrimenti – tutta una lunga vita – Se si è innamorati davvero non si può essere incapaci di amare. Magari gli uomini in pubblico possono essere più riservati nelle dimostrazioni di affetto, e credo che anche oggi sia così, ma nell’intimità, se si ama, non si può non accarezzare, toccare, abbracciare, baciare il proprio amore e non si può non aver voglia di dirgli o di scrivergli tutte quelle parole che possano esprimere amore, desiderio, voglia di stare assieme. L’amore è un istinto semplice, è insito nell’essere umano, non complichiamo la questione, riducendo anche questo a una fredda materia di studio !
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RELAZIONE ED INTIMITA':
In questi ultimi anni si registra una sempre maggior consapevolezza dell'importanza dei legami sociali per la vita umana e, soprattutto, emerge, con sempre più chiarezza, il desiderio crescente delle persone di soddisfare il bisogno di entrare con gli altri in "relazioni intime", cioè relazioni strette, prolungate nel tempo, implicanti vicinanza emotiva, capaci di promuovere il legame e di garantire rispetto, sostegno e comprensione. Ma quali sono i fattori che consentono alle persone di sperimentare legami intimi e duraturi? L'intimità può essere incrementata e migliorata?
In questo articolo viene presentato il modello a spirale dell'intimità , sviluppato dal Prof. Cusinato , Docente all'Università di Padova e dal Prof. D'Abate , psicologo americano.

Premessa
L'uomo per sua natura, è un animale sociale, ha bisogno di confrontarsi con gli altri, di sentirsi parte di un gruppo e di entrare in relazione, seppur a livelli diversi, con le altre persone.
Se pensiamo alla nostra storia personale, ci possiamo facilmente rendere conto del fatto che siamo nati in un mondo di "relazioni significative", siamo cresciuti confrontandoci con chi ci stava vicino, abbiamo imparato dal riflesso che le nostre azioni avevano sugli altri, ci siamo definiti riconoscendoci in alcuni aspetti uguali e in altri diversi dalle persone, soprattutto quelle per noi significative, che ci hanno circondato.
Anche la letteratura scientifica ha registrato ultimamente una presa di consapevolezza dell'importanza dei legami sociali per la vita evidenziando come ci sia un desiderio crescente delle persone di soddisfare il bisogno di entrare con gli altri in relazioni intime, cioè strette, prolungate nel tempo, implicanti vicinanza emotiva, capaci di promuovere il legame e di garantire rispetto, sostegno, comprensione.Si tratta di un desiderio che investe tutte le nostre relazioni significative.
Una ricerca condotta da Sternberg e Grajek nel 1984, "The Nature of Love ", ha messo in luce come la struttura dell'intimità in amore non sembra differire da una relazione affettiva all'altra, anzi, sembrerebbe che l'intimità sia un terreno comune non solo per la relazione di coppia, ma anche per le relazioni familiari in senso lato e per le relazioni amicali.
Tuttavia, benché sia assodato che tutti abbiamo bisogno e cerchiamo il contatto e il confronto con gli altri, da più parti emerge come vada diminuendo la capacità di instaurare relazioni intime. In effetti, spesso si assiste ad un'ambivalenza tra il desiderio e il timore nei confronti di questa esperienza. Hatfield (1987) ha messo a fuoco alcune ragioni per cui le persone talvolta rifuggono dalle relazioni intime: si tratta del timore di fidarsi, di essere abbandonate, di essere attaccate nelle proprie fragilità, di perdere la propria individualità .
L'intimità in una relazione dipende quindi dal modo di percepirsi:
saldi nella nostra identità o fragili e non ben definiti. Infatti, la condizione essenziale per entrare in relazioni intime, superando i timori, è "percepirsi provvisti di un'identità personale solida e ben definita ", fattore che ci consente di entrare in relazione con l'altro senza perdersi, senza avere l'impressione di vedere dissolversi nell'altro le proprie caratteristiche, la propria individualità e originalità. In questo senso, autonomia individuale e capacità di amare sono associate e quindi, tanto più una persona ha raggiunto la propria autonomia ed è consapevole di se stessa, tanto più è capace di entrare in intimità con l'altro rispettandone l'unicità.
Tutto questo è estremamente importante nell'ambito della relazione di coppia, dove, per poter sperimentare intimità, è essenziale favorire l'identità personale e l'unità di coppia, che in altri termini significa favorire la capacità di ciascuno di sperimentarsi come separato e diverso dall'altro all'interno di un rapporto, di un'alleanza basata sulla capacità di essere presenti a sé e all'altro.

Il modello "a spirale" dell'intimità
A partire da questi presupposti, Cusinato e L'Abate (1992) hanno messo a punto un modello teorico a spirale dell'intimità che comprende sei fattori tra loro interdipendenti che formano un circolo dinamico, una spirale ricorsiva, così che ciascuno di essi alimenta il successivo ed è dagli altri alimentato .
Uno degli aspetti pregevoli e importanti del modello è dato dal fatto che considera l'intimità in termini molto concreti e operativi: non viene infatti considerata semplicemente come un fattore intrapsichico, ma è vista principalmente come un qualcosa che può tradursi in comportamenti concreti, e quindi come un qualcosa che può essere arricchito e migliorato.In questo senso l'intimità non è considerata come un qualcosa di scontato, dato una volta per tutte sulla base del fatto che ci si vuole bene, ma viene considerata come un aspetto della relazione di coppia che, per essere mantenuto, richiede impegno e riflessione e soprattutto, come aspetto della relazione che può essere migliorato .

Ma vediamo nello specifico quali sono i fattori di questo modello.
Capacità dei partner di comunicarsi reciprocamente i propri valori personali La comunicazione è essenziale alla vita di relazione e assume qualità specifiche a seconda che sia a servizio della negoziazione e quindi del fare e dell'avere, dove si comunica in vista del raggiungimento di obiettivi comuni, o dell'intimità e quindi dell'essere, dove il parlare si fa confidenza e l'ascoltare diventa disponibilità esplicita alla persona del partner .Risulta essenziale, perché si verifichi questo tipo di comunicazione, il fatto che all'interno della relazione di coppia ci sia un clima di libertà e non di costrizione o controllo, la percezione di una uguale importanza di sé e dell'altro e la consapevolezza che questa condivisione non potrà mai essere totale: ognuno ha una propria individualità e non può "fondersi" o "confondersi" con l'altro.

Capacità di rispettare i sentimenti personali dell'altro
Il nucleo centrale di ogni individualità è rappresentata dal fatto che ciascuno ha una propria storia, familiare e sociale, dei propri sentimenti, gusti, preferenze, memorie, sensibilità, bisogni aspettative, ecc. Da questo punto di vista, amarsi, entrare in intimità con l'altro non significa sentire allo stesso modo, ma significa poter potenziare e dispiegare le proprie capacità individuali per arricchire la relazione di due differenti sensibilità. In altre parole, intimità e condivisione sono raggiungibili accettando e rispettando se stessi e l'unicità dell'altro.

Accettazione reciproca dei limiti personali
Tutti noi siamo fallibili e abbiamo dei limiti: la convivenza e la solidarietà umana si basano proprio su questi assunti. Se questo è valido per ogni relazione tra persone è particolarmente tangibile per due coniugi che hanno scelto di condividere la propria esistenza.In questo senso essere intimi significa:

lasciare che l'altro ci veda per quello che siamo , evitando di cadere nella tentazione di voler sempre apparire adeguati o perfetti e sopportando di sentirci vulnerabili ed esposti alla possibilità di un rifiuto;
accettare l'altro nei suoi limiti , alcuni dei quali conosciuti e altri che si scopriranno nella vita insieme;
essere solidali l'un l'altro, aiutandosi reciprocamente, per quanto possibile, ad andare oltre i limiti stessi.

Valorizzazione reciproca delle rispettive potenzialità
Fortunatamente le persone non hanno solo limiti, ma possiedono anche delle potenzialità che vanno valorizzate.Si tratta di un processo per cui ciascun partner favorisce la crescita personale dell'altro, stimolandone le risorse nascoste e apprezzandone i comportamenti e gli atteggiamenti positivi. E' essenziale, perché questo processo porti all'intimità che:

sia reciproco e veda entrambi lavorare per la realizzazione di ciascuno : se così non fosse, non si sperimenterebbe intimità e collaborazione, ma competizione ed egoismo; renda possibile riconoscere a se stessi e all'altro che la propria realizzazione passa anche attraverso l'aiuto e la vicinanza del partner. Capacità dei partner di condividere i dolori e il timore di essere feriti E' il fattore chiave per raggiungere e mantenere l'intimità e racchiude due aspetti:

il potersi mostrare all'altro senza maschere con tutta la propria fragilità e vulnerabilità chiedendo e ottenendo dall'altro la sua presenza, il suo esserci; il tollerare che quanto più un legame è stretto, tanto più alta è la possibilità di ferire ed essere feriti. In effetti, non veniamo feriti dagli estranei, il potere di ferire solitamente è riservato a poche persone: quelle per noi importanti, alle quali siamo legati da vincoli di attaccamento e di amore.

Capacità di perdonare e tollerare gli sbagli dell'altro
si cerchi di capire le ragioni che hanno portato allo sbaglio si sappia differenziare ciò che è importante da ciò che non è di primaria importanza nella relazione si permetta e si aiuti l'altro a riparare
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:IL TRADIMENTO
In realtà la fedeltà è imposta più dalla cultura che dalla natura: uno studio di etnologia (la scienza che si interessa delle diverse culture presenti nel mondo) ha appurato con chiarezza che le società umane hanno in prevalenza un’organizzazione sociale poligamica, ovvero di uomini che hanno diverse mogli o che possono intraprendere relazioni sessuali stabili con più partners, senza incorrere in sanzioni di tipo sociale. Esiste anche la situazione opposta, di una donna che possa sposare più mariti, ma è davvero rarissima: la più conosciuta sembra si trovi in una valle terminale, a fondo cieco, della catena dell’ Himalaya. Questa organizzazione di donne con tanti mariti è detta poliandria, ma più che nella specie umana è presente in alcune specie animali, in particolare quando la femmina è più grande del maschio.
Un altro modo per definire il tradimento è ‘adulterio’, che significa violazione all’obbligo della fedeltà coniugale. Il sistema giuridico italiano oggi vede la fedeltà non più come sinonimo di esclusività sessuale, ma lo intende in modo simile al concetto di lealtà, come un impegno globale di devozione, estensibile a tutti gli aspetti della vita familiare.
E’ una delle tante conquiste sociali datate 1968, quando si è finalmente superato il codice Rocco, del 1930, per il quale gli adultéri erano puniti con una pena fino ad un anno di carcere e fino a due anni in caso di relazione abituale. Tutti ricordano, o hanno saputo dopo, con immancabile stupore, la vicenda del campione Fausto Coppi e della sua ‘Dama bianca’, che per questo tipo di vicenda privata hanno dovuto subire una serie di umiliazioni pubbliche, fra cui, appunto, il carcere. C’è da osservare che, comunque, queste misure così drastiche non impedivano, di fatto, la ricorrenza degli adultèri, che erano ugualmente frequentissimi.

Ma cosa spinge una persona a essere infedele, quale è la molla che allenta i suoi freni inibitori e le consente di tuffarsi fra le braccia di un nuovo partner ?
In genere, più che la ricerca di un’evasione sessuale, si tratta di una risposta ad un generico senso di insoddisfazione nel rapporto di coppia, soprattutto coniugale. L’infedeltà può dare luogo a due tipi di sentimenti diversi: delusione e rimorso verso il partner abituale, oppure senso di soddisfazione, psicologico e sessuale, tanto è vero che in molti casi l’esperienza occasionale riesce perfino ad influenzare positivamente l’esperienza abituale…
Un’altra domanda che ci si pone spesso riguardo al tema del tradimento è: ‘meglio raccontarsi tutto o tacere?’. La risposta è, senza dubbio: ‘tacere’! Infatti la sincerità in sé non deve essere considerato un valore assoluto: può ferire, deludere, schiacciare il partner. Una sincerità totale può essere anche una forma mascherata di aggressività ed il bisogno di raccontare ogni minimo particolare deve far nascere qualche sospetto di disinnamoramento. In questo campo vale forse la vecchia regola che è meglio non dire sempre tutto ciò che si pensa, ma pensare tutto ciò che si dice; in senso più generale, possiamo invece ispirarci ad Erich Fromm, il quale consigliava di essere fedeli a se stessi, per poterlo essere anche con gli altri…

altri tradimenti
“Tradimento” è una parola che la nostra esperienza associa a sentimenti di colpa, di sofferenza e di infelicità, ma anche di rabbia e di rancore…
Il tradimento è nell’immaginario comune un evento che di solito accade all’improvviso, o comunque senza la consapevolezza di uno dei partner della coppia; che proprio per questo investe in tutto e per tutto la vita emotiva ed affettiva della persona che lo ha subito, provocando in lei una serie di emozioni iniziali che tuttavia ruotano attorno a un evento centrale, a un colpo inferto alla propria identità, alla propria persona. Nella realtà, il tradimento ha luogo in diversi contesti sociali, ovvero in diversi contesti relazionali e comunque in tutti quelli in cui intrecciamo rapporti interpersonali basati su sinceri sentimenti.
L’amore tra un uomo e una donna, l’amicizia, l’amore fraterno, piuttosto che quello tra genitore e figlio sono tutti dimensioni diverse della nostra affettività. La coppia è solo uno di questi mondi interpersonali che ciononostante si distingue dagli altri per un elemento importante. Ciò che caratterizza ogni relazione amorosa è l’intimità, definita dagli psicologi una sorta “di autorivelazione al partner di aspetti variegati e multiformi della propria personalità”. Questa, intesa sia sul piano dell’attrazione fisica, sia su quello della compatibilità e reciprocità di bisogni, aspettative e interessi, conduce a uno stato di condivisione che scandisce il tempo dello stare insieme.
Tradire in amore significa quindi rompere un equilibrio che è stato accordato, che è stato voluto, che è stato costruito dall’azione congiunta di due persone. I dati di alcune ricerche ci dicono che uno dei motivi di rottura/cambiamento all’interno di una coppia è rappresentato dai cosiddetti eventi precipitanti. Tra questi tipi di eventi i maggiori sono proprio costituiti dalle interazioni reciproche (per esempio i conflitti) e dall’interazione con un terzo vissuto da uno dei partner come competitivo a livello affettivo. Intensità affettiva e fiducia, in ogni caso, sia che si tratti di amore o no, sono gli elementi basilari di una relazione che permettono di parlare di tradimento.
Un padre che infrange le aspettative del figlio, che non mantiene le promesse fatte, che adotta un comportamento incongruo con i principi insegnati, che si mostra per quel che vuol sembrare, è un padre che in un certo senso tradisce il proprio figlio, poiché di fatto si esclude da quel rapporto di reciproca e tacita fiducia. La persona che inganna, che dà la sua fiducia e la sua disponibilità ma non la mantiene, che indossa una maschera a seconda di chi le sta accanto, tradisce le attese che ha contribuito a creare negli altri.
Le forme del tradimento possono essere varie:
tenere nascoste informazioni che possono nuocere a una persona a noi cara ma che a noi procurano un vantaggio; mentire sui nostri sentimenti dando adito a false interpretazioni; voler intenzionalmente fare del male ad un’altra persona. Se le tipologie del tradimento e i contesti entro cui esso può verificarsi sono molteplici, c’è peraltro un comune denominatore che può essere identificato nell’inganno, ovvero nell’azione deliberata di non svelarsi, di non mostrarsi per soddisfare essenzialmente un bisogno egoistico, sia questo di tipo amoroso, sia di un tornaconto materiale per noi più soddisfacente. L’inganno va quindi inteso come un’azione volontaria, decisa, studiata, fatta con la consapevolezza di “fare in modo che la persona ingannata non lo venga mai a sapere”. Si potrebbe considerare l’inganno come una fase successiva al tradimento poiché esso comprende tutto quello che noi facciamo o non facciamo per di nascondere l’atto traditore specifico.
Il tradimento, di per sé, può essere stato progettato o può essere stato determinato dalla nostra frivolezza e superficialità, ma quel che ci etichetta come “traditori” è il fatto di non svelarsi all’altro poiché questo comporterebbe l’ammissione della nostra colpa, comporterebbe isolamento, svalutazione, e rottura dei rapporti.

Come difendersi allora da ciò che ci può portare a una sofferenza che a volte raggiunge anche livelli molto intensi?
Le emozioni legate all’essere traditi riguardano l’altro (rabbia e desiderio di vendetta) e noi stessi (delusione e senso di colpa). La volontà di rivalsa pura e semplice dovrebbe essere trasformata nel desiderio concomitante di far rivalere la propria persona, di riporre all’attenzione dell’altro la propria presenza. Ciò preclude la comunicazione, il segnalare e il sottolineare gli aspetti negativi del tradimento che ci è stato inflitto. Subire semplicemente, riflettere in solitudine sul significato di ciò che è accaduto senza cercare un contatto con l’altra persona contribuirebbe a indebolire ulteriormente l’idea già provata della nostra identità.
Se scoprite di essere stati traditi, quindi, è inutile aspettare una confessione poiché chi lo ha fatto ha già preso precisa posizione nei vostri confronti, e poi sarebbe difficile stabilire un tempo massimo di attesa oltre il quale sarete voi a rivelare la vostra scoperta: meglio affrontare subito il problema e discuterne. Dall’altro lato, del senso di colpa, che può scaturire dal non essersi accorti o dall’essersi fidati ciecamente, bisognerebbe sbarazzarsi e valutare piuttosto non tanto le proprie colpe, ma quelle altrui. Il proprio obiettivo deve essere, quindi, quello di ricostruire in senso positivo il senso di sé. Se invece siete voi ad aver tradito, rivelarlo significherebbe mostrare pentimento e sarebbe comunque preferibile a continuare a tenerlo nascosto: non peggiorate una situazione che già di per sé farà soffrire l’altra persona.

ri-innamorarsi
Parlare di “tradimento” ci rimanda a sentimenti e stati d’animo particolarmente intensi; e i toni si fanno più accesi quando si parla dell’essere traditi da un caro amico e ancor più dal proprio compagno… E’ possibile superare un tradimento, e anzi, innamorarsi di nuovo del partner?

Cercando di immaginare il panorama emotivo di chi diviene consapevole di essere stato tradito, mi vengono in mente due estremi: la delusione, la sensazione che il mondo stia franando tutt’intorno a noi, l’improvviso sentimento di vuoto incolmabile e di solitudine senza soluzione … stati d’animo che si alternano o che si accompagnano alla rabbia e, perché no, al desiderio di vendetta. In seguito al black out generato dall’esplosione dei nostri sentimenti, non appena ci sembra di poter ricominciare a pensare, una domanda inizia a girarci per la testa senza sosta riguardo alla necessità di una soluzione sul piano pratico: cosa fare? Troncare o meno il rapporto col partner che ci ha traditi?

A questo punto si apre un mondo diverso per ognuno di noi. Studi e ricerche hanno stabilito che più le coppie stanno insieme da tempo, più è probabile che continuino a stare insieme; e che più è alto il livello di coinvolgimento o di soddisfazione nella relazione, maggiori sono le probabilità che la relazione sia stabile in futuro.
Personalmente credo che sia più verosimile che un tradimento venga “perdonato” all’interno di una relazione che dura da molto tempo, perché essa è costituita da prospettive future, ma anche dalla condivisione di una storia che ha dato un identità unica a questo piccolo nucleo; ma è anche vero che proprio per gli stessi motivi la delusione e la rabbia, possibili conseguenze del tradimento, possono essere più intensi.
Il grado di soddisfazione della relazione prima del tradimento mi appare fondamentale: quanto siamo disposti a lottare per ciò che ci ha resi felici? Nella risposta a questa domanda rientrano anche le sfumature di personalità di ognuno di noi, che nella mia visione trovano le loro origini nelle prime relazioni di attaccamento da noi sperimentate. Quanto nel ri-innamorarci del traditore stiamo riproducendo un modello comportamentale che ci è sempre appartenuto? E perché?

Proviamo a pensare:
come abbiamo reagito in passato quando le circostanze ci suggerivano che la nostra relazione di attaccamento con una persona era minacciata? Qual è il nostro grado di dipendenza dall’amore? Cercare di rispondere a questi quesiti può esserci di aiuto anche per capire quanto fa davvero parte di noi l’attrazione che ricominciamo a provare nonostante il tradimento subito; e quanto invece è legato direttamente alle caratteristiche del traditore.
Non c’è una risposta giusta o sbagliata in questi casi, ma credo sia importante imparare a leggere quale può essere la più giusta per noi.

la fedeltà è sempre un valore?
Sì e no: la fedeltà è spesso il contrario di una prova d’amore, ed è frutto della pigrizia, del conformismo, della paura del cambiamento. Secondo La Rochefoucauld, “la violenza che ci si fa per restare fedeli a ciò che si ama non vale più di un’infedeltà”. Come dire, la fedeltà non può essere imposta, e dal momento in cui diventa oggetto di un contratto o di un’imposizione perde tutto il suo senso. Insomma, la fedeltà non è una pretesa, ma un dono. E in tutti e due i sensi del termine: è qualcosa che si regala all’altro naturalmente, senza neppure pensarci, e qualcosa di cui si è dotati, talvolta. Secondo Francesco Alberoni, invece, “l’amore allo stato nascente è, e non può che essere, monogamico.” Fenomeno confermato dalle statistiche: l’intolleranza al tradimento è molto più elevata nelle coppie di recente costituzione. L’indulgenza, invece, aumenta proporzionalmente alla durata della vita di coppia. Così per il 34% degli uomini e per il 24% delle donne in coppia stabile da più di due anni, è tollerabile l’amore senza fedeltà. Percentuale che sale al 43% per gli uomini, e al 40% per le donne, dopo quindici anni di vita in comune.

E i risposati?
Le persone che iniziano una seconda vita di coppia sono più elastiche riguardo all’incompatibilità tra amore e infedeltà rispetto a quanto lo erano nella coppia precedente
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CRESCERE INSIEME:
Il rapporto di coppia è per sua natura caratterizzato da un’interazione dinamica e persistente tra due persone che comunicano sulla base della presunzione di una conoscenza reciproca più o meno approfondita. Ed è proprio questo aspetto, cioè la conoscenza dell’altro l’elemento più critico ed emblematico della vita a due, che sempre più spesso riserva ai componenti della coppia brutte sorprese. Infatti, spesso si pensa di conoscere il proprio partner molto bene, anzi profondamente, salvo poi a scoprire con grande delusione che di questa persona con la quale si può aver vissuto anche a lungo, si aveva una conoscenza piuttosto superficiale, soprattutto se essa (ma a volte sono coinvolti entrambi i componenti la coppia) inconsciamente o magari intenzionalmente ha comunicato ed agito con il preciso scopo di far conoscere al proprio partner la parte migliore di sé, nascondendo volutamente – per non apparire poco desiderabili o peggio ancora vulnerabili – quella parte di sé che non si accetta o che si intende volutamente tenere segreta, o addirittura ignota a se stessi.
Un simile comportamento potrebbe quanto meno apparire ingannevole nei confronti dell’altro che avrebbe così acquisito informazioni parziali e incomplete sul proprio interlocutore ricavandone un profilo di personalità poco vero, non autentico e soprattutto diverso dalla realtà in quanto solo parzialmente corrispondente alle vere caratteristiche psico-fisiche, relazionali ed emotive del soggetto. Ma chi intenzionalmente avesse posto in essere una simile strategia di comunicazione e di comportamento autoprotettivo e/o manipolativo pensando di far bene il suo “gioco”, presto rimarrebbe assai deluso dai risultati assolutamente negativi con i quali potrebbe chiudersi la partita a due. Infatti, su un piatto della bilancia ci sarebbe la delusione del partner “tradito” per la mal ripagata fiducia, sull’altro un sentimento ancora più grave: l’umiliazione di aver mentito a se stessi, con gravi perdite sul fronte dell’autostima.

Il decalogo
Ciò premesso, quali suggerimenti si potrebbero offrire a tutte quelle persone che si frequentano più o meno assiduamente con l’idea, il desiderio o la speranza di unirsi stabilmente in un rapporto di coppia?

Il primo consiglio di fondo è senza dubbio quello di fare della conoscenza profonda dell’altro un obiettivo importante e prioritario da cui poi dipenderà in ultima analisi il buon andamento del rapporto di coppia, che viene misurato concretamente da un particolare indicatore: la voglia di stare insieme . Si, proprio così, il tempo che si desidera trascorrere con l’altro per comunicare, giocare, amare, divertirsi, crescere, ma anche per affrontare insieme i problemi della quotidianità, diventa un tempo di vita che indirettamente è la misura di un rapporto di coppia riuscito e che funziona bene, in cui entrambi i partner possono affermare di essere veramente felici.
A parte il suddetto consiglio di carattere generale, a chi è veramente attento e motivato a vivere un rapporto di coppia sereno, equilibrato ed armonico si potrebbe suggerire di approfondire la conoscenza dell’altro facendo ricorso ad alcuni semplici strumenti della comunicazione interpersonale e dell’intelligenza emotiva , primo fra tutti “il campo di esperienza ”. Che è un’entità intrapsichica, ossia un costrutto mentale, che più semplicemente può essere definito come la nostra “mappa mentale” ; e il concetto di mappa mentale è, in una certa misura, assimilabile a quello di “forma mentis ”.
Il “campo di esperienza” è quindi una specie di doppio filtro che ognuno possiede, attraverso il quale passano informazioni in entrata (input) e in informazioni uscita (output) con le quali ogni individuo interagisce con l’ambiente esterno. Come filtro in entrata il “campo di esperienza” agisce come interprete e traduttore degli stimoli di varia natura provenienti dall’ambiente esterno (autopercezione), e questo permette all’individuo di comprendere e attribuire significato a tutto ciò che accade intorno a lui attraverso un processo di decodifica delle informazioni ricevute dai vari sensi e canali (visivo, uditivo, cinestesico) che non è mai casuale, proprio perché filtrato attraverso il “campo di esperienza” personale. Ma, come già detto, il “campo di esperienza”, opera anche nella direzione opposta come filtro in uscita e questo consente a chi comunica di adattare il proprio comportamento alla situazione e quindi di esibire, di volta in volta, un comportamento che risulterà più o meno emotivamente intelligente e/o socialmente adeguato al contesto, proprio grazie alla qualità delle informazioni contenute nel propria “mappa mentale”.

Allora viene spontaneo domandarsi:
se ognuno ha il proprio “campo di esperienza”, le informazioni in esso contenute sono simili o si differenziano nei partner che costituiscono una coppia? Possiamo subito affermare che sono simili le “categorie ” di informazioni, ma queste generalmente si differenziano tra loro, anche se casualmente possono coincidere. Un esempio è dato dai “valori”. La categoria “valori” comprende quei principi etici, morali, deontologici che ispirano il comportamento a livello individuale. Perciò se si può affermare che ognuno ha la sua scala di valori , non è detto che quella di Mario coincida con quella di Francesca. Mario, infatti, potrebbe mettere in testa alla propria scala il valore “onestà” seguito, supponiamo, in ordine di importanza decrescente da altri valori come la lealtà, la famiglia, la libertà, la fedeltà, ecc.. L’importanza che invece Francesca potrebbe attribuire a tali valori, ammesso che per lei siano tali, potrebbe essere assolutamente diversa, e quindi il valore “onestà” potrebbe essere confinato in fondo alla sua scala di valori o non essere del tutto presente. Va da sé che l’accordo di due persone su determinati valori unisce e crea vicinanza, il disaccordo, invece, allontana. Se in una coppia al valore “fedeltà” viene attribuito un significato (peso) diverso, prima o poi potrà facilmente accadere ad uno o ad entrambi i partner di ritrovarsi impelagati in storie sentimentali alternative.
Oltre ai valori, le altre categorie di informazioni presenti nel proprio “campo di esperienza” sono quelle relative alle credenze personali, all’ambiente educativo, alla cultura, allo stile di vita, alle paure e ai pregiudizi dai quali si è affetti, agli orientamenti (politici, religiosi, sessuali, ecc.) alle norme e regole di comportamento, al carattere, all’atteggiamento mentale (ottimista, pessimista), alla struttura cognitiva (rigida, flessibile), alla competenza nella gestione delle emozioni. La struttura del campo di esperienza viene inoltre definita sulla base delle seguenti quattro coordinate fondamentali, che potremmo considerare autentici punti cardinali: interessi – obiettivi – motivazioni – benefici . Anche queste sono “categorie” di informazioni che potrebbe essere di fondamentale importanza conoscere dell’altro per poterne comprendere e in qualche modo prevedere il comportamento. Ovviamente ognuno ha i suoi interessi, i propri obiettivi sostenuti da personali motivazioni, che lasciano ipotizzare che ognuno ricerchi determinati vantaggi o benefici nel rapporto con gli altri. Per concludere potremmo considerare, quindi, il “campo di esperienza” il “motore ” del comportamento, fonte importante e inesauribile di informazioni utili per conoscere meglio se stessi e gli altri. Perciò esso è, allo stesso tempo, un potente strumento di autoanalisi e un mezzo per comprendere il comportamento di chi ci sta di fronte.
Per questo motivo, tutti gli sforzi individualmente fatti per conoscere di più se stessi e gli altri verranno premiati, in quanto nel tentativo di comprendere più profondamente il partner, potremmo scoprire aree di affinità o di convergenza emotiva in grado di rafforzare anche il legame di coppia. Viceversa, se il “campo di esperienza” dell’altro è per noi un terreno assolutamente inesplorato o poco conosciuto, è evidente che si potrà correre il rischio di ritrovarsi a vivere e a parlare (non a comunicare) con un perfetto sconosciuto. E solo una paziente ed instancabile costanza e curiosità nel voler scoprire e analizzare i contenuti dell’altrui “campo di esperienza” può fare veramente luce sulla personalità del soggetto, mettendoci al riparo da sgradite sorprese. E qui, inutile dirlo, la capacità di saper porre domande e soprattutto di ascoltare con empatia , può rivelarsi un’arte davvero preziosa nel difficile viaggio intrapreso per la conoscenza del proprio partner.
I suggerimenti che seguono sono regole di buon senso, che costituiscono solo la base per avviare un processo di reciproca e profonda conoscenza, che se da un lato è un ottimo rimedio per non correre il rischio di ritrovarsi a vivere un rapporto di coppia come estranei, dall’altro ci sembra il miglior antidoto per prevenire i mali causati dalla routine, dalla noia, dall’apatia, fondamentale anche per promuovere una buona comunicazione interpersonale all’insegna del rispetto reciproco, della fiducia, della felicità e del benessere della coppia.

Il decalogo

Dare spazio all’amore:
trovare sempre nell’arco della giornata il tempo e il modo per dire al proprio partner “ti amo” . Può sembrare banale, ma è importantissimo farlo, ovviamente a condizione di sentirlo. Qualsiasi modo va bene (non ci sono limiti alla fantasia): può bastare un fiore, una carezza, un pensiero gentile, una telefonata, una sorpresa o piccole attenzioni, che faranno capire alla persona che amate quanto è importante per voi. Dopotutto è il pensiero che conta!

Essere coerenti:
l’amore va soprattutto dimostrato e non solo dichiarato. Comportarsi in maniera coerente rispetto al punto precedente è una strategia salva rapporto di importanza cruciale se si vuole evitare di creare contraddizioni tra quello che viene detto a parole e ciò che viene comunicato con i fatti e le azioni quotidiane. Attenzione, dire al proprio partner “ti amo” e poi non essere presenti nei momenti importanti e nelle decisioni che contano nella vita di coppia, equivale a mentire spudoratamente. Può essere utile a questo punto ricordare il primo assioma della comunicazione che afferma…“Non si può non comunicare e tutto comunica… ogni comportamento è comunicazione e la comunicazione è comportamento”.

Comunicare in maniera aperta e leale:
in situazioni di divergenza di opinioni, di contrasto e/o di conflitto, è importante confrontarsi serenamente e ascoltare con calma, rispetto ed empatia anche le ragioni e i punti di vista dell’altro senza alcun pregiudizio, e soprattutto con la piena consapevolezza che l’apparente vittoria dell’uno sull’altro equivale in realtà alla sconfitta di entrambi. Se possibile, non lasciar trascorrere più di 24 ore dall’eventuale litigio per cercare di risolvere il problema o di superare al più presto la situazione conflittuale. E’ bene tener presente, inoltre, che i contrasti e i conflitti, peraltro assolutamente normali in una coppia, possono rappresentare un momento di riflessione, di maggiore conoscenza dell’altro, di confronto e, quindi, di crescita e di evoluzione della coppia, ma possono anche trasformarsi, come più spesso facilmente accade per mancanza di intelligenza sociale, in una trappola mortale per il rapporto che rischia di svuotarsi di ogni sentimento e di rimanere soffocato da violenti scontri diretti ad annientare psicologicamente l’altro. Pertanto, quando ci si ritrova in situazioni di esasperato conflitto è importante domandarsi se si vuole costruire un rapporto migliore o si vuole distruggere quello che si è già costruito.

Riconoscere i propri errori:
sembra facile, ma non è da tutti riuscire a farlo perché riconoscere di aver sbagliato richiede umiltà, coraggio e soprattutto intelligenza sociale ed emotiva. Un comportamento socialmente competente ed emotivamente intelligente prevede una strategia infallibile in tre punti: a) riconoscere i propri errori senza mezzi termini; b) scusarsi sinceramente per l’accaduto; c) impegnarsi a non ripetere l’errore commesso. Le coppie che hanno fatto proprio questo fondamentale principio di comunicazione interpersonale, hanno vita lunga, quelle che invece prediligono giochi pericolosi come “la caccia alle streghe”, “nascondersi dietro un dito” e “il gioco al massacro (è tutta colpa tua se…)” hanno i giorni contati, insieme alla certezza di soffrire.

Imparare a perdonare:
l’amore è anche e forse soprattutto capacità di perdonare. Il perdono è un atto d’amore che appartiene alle persone generose di cuore. Chi non sa perdonare, non può dire di saper veramente amare. Ci sono situazioni in cui il perdono, di per sé difficile da concedere, rappresenta l’unica via d’uscita, da pagare a volte a caro prezzo, ma è un investimento pur sempre conveniente se si tratta di vero amore. In caso contrario, negato il perdono, ci si troverà sicuramente pieni di orgoglio, ma allo stesso tempo più vuoti dentro nell’attesa di potersi “leccare” la propria ferita narcisistica.

Rinunciare alla perfezione:
ricordarsi che nessuno è perfetto è una regola d’oro spesso dimenticata che, se puntualmente osservata, può evitare inutili tensioni, ansia da prestazione e stress nella coppia. Se non accettiamo i limiti del nostro partner o non tolleriamo i suoi difetti e le sue imperfezioni, con molta probabilità non lo amiamo abbastanza o forse abbiamo (e il ché è ancora più grave) una visione distorta e infantile dell’amore. Questo potrà generare anche aspri conflitti nella relazione, ma a quel punto conviene interrogarsi sulle ragioni di fondo della propria scelta e darsi delle risposte coerenti. Insomma, pretendere la perfezione nel rapporto di coppia o dal proprio partner equivale a chiedere a un cavallo di volare…non sarà mai capace di farlo! Bisognerebbe, invece, imparare ad accettare i propri limiti e quelli altrui e saper essere soprattutto tolleranti per quello che non ci piace in noi o nella persona con la quale si è deciso di condividere un progetto di vita. Non è sicuramente facile, ma è prova di grande maturità e di buon equilibrio interiore.

Far prevalere il “senso del noi”:
sembra banale dirlo, ma la coppia è composta da due persone con bisogni, motivazioni, obiettivi, interessi, aspettative e desideri diversi; e fino a quando nella coppia prevarranno interessi personali e forme di egoismo, comunque espresse, non si andrà molto lontano sul difficile cammino della crescita emotiva, dell’amore e della felicità. Questo traguardo, che ogni coppia desidera raggiungere, è invece possibile se i partner sono entrambi capaci di creare da subito quel magico “senso del noi ” che è un sentimento profondo, basato sulla condivisione di tutto ciò che crea e rinforza un legame affettivo, e che va alimentato costantemente nel tempo.

Ma come si costruisce il senso del noi ?
Innanzitutto con quella complicità , tipica delle coppie molto unite, che pervade anche le piccole cose come i rituali piacevoli e tutti quei momenti emotivamente coinvolgenti che scandiscono il rapporto di coppia, come viaggiare e far vacanza insieme, ritrovarsi a tavola, passeggiare tenendosi per mano, far l’amore, divertirsi, gioire dei momenti di intimità, ma anche affrontando uniti le inevitabili difficoltà della vita, le situazioni di dolore e i momenti di sofferenza, senza dimenticare l’importanza di avere un linguaggio comune che faccia da sfondo al rapporto di coppia, caratterizzandone in modo esclusivo le fasi evolutive. Questo e molto altro ancora serve a creare il senso del noi , che ovviamente comprende anche le decisioni importanti da prendere insieme per il bene della coppia, come per esempio l’acquisto di una casa, il lavoro, l’educazione dei figli. Insomma, il senso del noi è un potente antidoto allo stress emotivo e relazionale della vita a due, che comporta un “affidarsi reciproco” , ossia una dimensione affettiva che unisce nonostante tutto, e nella quale ognuno si sente protetto da un rassicurante e tranquillizzante noi , capace di creare fiducia reciproca, indispensabile per andare avanti, e di emanare una straordinaria forza ed energia che rinsaldano profondamente il legame, rendendolo inossidabile e invulnerabile alle avversità quotidiane e ai problemi dell’esistenza.

Alimentare la passione:
significa desiderare l’altro e sentirsi fisicamente, sessualmente e emotivamente attratti dall’altro, ma allo stesso tempo rendersi a propria volta sempre desiderabili e attraenti agli occhi del proprio partner. Insieme all’intimità e all’impegno, la passione è un elemento cardine del rapporto di coppia da cui dipende la stabilità relazionale; e forse è anche l’aspetto più difficile da gestire nel tempo. E la difficoltà consiste nel fatto che la passione per sua natura è un fattore che molti considerano legato esclusivamente alla bellezza, all’attrazione fisica, alla corporeità e meno ad elementi più intangibili come il “fascino ” che è invece una qualità importantissima che una bella persona è in grado di emanare a prescindere dalla sua età anagrafica. Per mantenere sempre alta la “fiamma” della passione, allora la coppia ha bisogno di evolvere anche sessualmente e di rinnovarsi per riuscire ad essere sempre all’altezza delle aspettative affettive, sessuali ed emotive del partner. Molte coppie commettono invece l’errore fatale di dare tutto per scontato sul piano affettivo e quindi si adagiano, cadono nella routine, pensando che ormai non sia più così importante risultare desiderabili e attraenti agli occhi del proprio compagno con il quale magari si convive già da anni.
Se è vero che invecchiando la bellezza esteriore diminuisce e con essa le prestazioni fisiche e l’esuberanza sessuale, allora è anche vero che coltivare il proprio fascino e la bellezza interiore è un’arte che si può imparare, che forse rimane l’unica, vera arma segreta per mantenere sempre vivo e coinvolgente un rapporto di coppia che permette ai partner di crescere insieme.

Creare intimità nella coppia:
la tenuta di una coppia nel tempo è direttamente proporzionale al grado di intimità che i partner riescono a stabilire tra di loro. L’intimità è uno straordinario collante ancora più forte della passione, ma che per funzionare ha bisogno di essere continuamente alimentato attraverso una fiducia reciproca profonda e incondizionata. Solo su queste basi è possibile rivelarsi completamente all’altro, svelare i propri segreti, mettere a nudo le proprie debolezze o paure senza il timore di apparire fragili, vulnerabili o di essere giudicati per le proprie “zone erronee”.
L’intimità, quella vera, richiede soprattutto coraggio ed onestà intellettuale per affermare la propria identità, oltre alla consapevolezza che essa non è mai un punto di partenza, ma un punto di arrivo, un traguardo che si conquista pian piano, giorno dopo giorno nel tempo. L’intimità è in sintesi un elemento fortemente caratterizzante la stabilità della coppia, che più sarà intima e più apparirà unita e sicura anche agli occhi degli altri, grazie a quell’invidiabile senso di complicità che è allo stesso tempo causa ed effetto dell’intimità tra due persone che si amano.

Impegnarsi verso l’altro:
è in assoluto la regola di buon senso più difficile da seguire in un rapporto di coppia. Infatti, l’impegno implica da un lato l’assunzione di responsabilità nei confronti del proprio partner, specificamente legate a tale ruolo, dall’altro la volontà e il desiderio di non deludere mantenendo in qualsiasi situazione un comportamento adeguato che garantisca condizioni di equilibrio emotivo e stabilità nella coppia. Più in particolare, il termine impegno ha una valenza olistica, che abbraccia diverse dimensioni del rapporto, tutte assolutamente importanti, che vanno da quella relazionale , a quella psicologica, affettiva e professionale.
Impegno dal punto di vista relazionale vuol dire innanzitutto fedeltà e rispetto per l’altro; nella dimensione psicologica l’impegno assume il significato di fiducia e aiuto fornito al partner per sostenerlo nel suo percorso di autorealizzazione e crescita personale; in ambito affettivo l’impegno sottintende la presenza non solo fisica, ma soprattutto emotiva sia nei momenti belli che in quelli difficili della vita; in ambito professionale, infine, l’impegno per il proprio partner si estrinseca con la disponibilità a cercare insieme occasioni e opportunità che favoriscano il suo successo in ambito lavorativo, magari attraverso una più efficace strategia di valorizzazione delle sue risorse personali, che abbia anche lo scopo di migliorare la sua autostima. Ma perché è così difficile impegnarsi verso l’altro? Forse perché l’impegno richiede sacrificio, rinunce, capacità di donarsi senza pretendere nulla in cambio, impiego di risorse personali a favore dell’altro, altruismo o meglio ancora assenza di egoismo, dedizione. In una parola “amore” , un sentimento davvero grande, capace di raccogliere in sé tutte queste cose che solo chi ama sinceramente riesce a ritrovare con assoluta naturalezza nel suo repertorio comportamentale.

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7 REGOLE D'ORO:
Come distinguere – e gestire – i conflitti risolvibili e quelli cronici, come superare i blocchi, come gestire i problemi comuni e coltivare la tenerezza e la stima… Dal Love Lab di Seattle i sette segreti delle coppie felici.
Secondo Gottman la riuscita di una coppia è sorprendentemente semplice. Le coppie felici non sono né più intelligenti, né più portate alla psicologia delle altre, ma nella loro vita quotidiana sono riuscite a stabilire una dinamica che impedisce ai pensieri e ai sentimenti negativi che esistono in ogni coppia di sommergere i pensieri e sentimenti positivi. In altre parole, secondo Gottman, sono coppie emotivamente intelligenti.
Che cos’è l’intelligenza emotiva? In breve, è la capacità di essere consapevoli delle proprie emozioni; più questa consapevolezza è presente, più si sarà in grado di capire gli altri e di intendersi con loro. L’intelligenza emotiva non ha alcun rapporto con l’intelligenza razionale, ed è la sola utile per la felicità nelle relazioni.
Secondo i dati ISTAT in Italia il numero delle separazioni e dei divorzi ha quasi raggiunto la metà del numero dei matrimoni: sono cifre clamorose che indicano che stare insieme – e restarci – sta diventando sempre più improbabile. A partire dal 1972 John Gottman e i suoi colleghi hanno incontrato migliaia di coppie, alcune volontarie, altre che avevano contattato il Love Lab per iniziare una terapia. Tutti gli incontri sono stati filmati, registrati e analizzati, e durante le conversazioni tra i partners sono stati misurati e registrati molti dei loro parametri fisiologici, per esempio il ritmo cardiaco, la traspirazione, la tensione arteriosa e alcune funzioni immunitarie. Le coppie sono state seguite periodicamente per anni dopo il primo incontro, e Gottman e la sua équipe hanno cercato di rintracciare gli elementi negativi ricorrenti per cercare di stabilire se e in quale misura è possibile prevedere la riuscita o il fallimento di una relazione di coppia.
Le sette regole d’oro di Gottman sono quindi il risultato di 27 anni di studi sistematici, di migliaia e migliaia di incontri e conversazioni con coppie di tutte le etnie, estrazioni sociali, confessioni religiose e livello culturale ed economico. Si tratta di consigli semplici da seguire quando tutto va bene per rinforzare la coppia, e quando le cose si mettono male per cercare di arginare la negatività e impedire l’escalation dei conflitti.
I primi indizi che la relazione sta soffrendo si manifestano nelle modalità di gestione dei litigi. Quando gli approcci sono brutali, colmi di rimproveri e di insulti, di disprezzo e mancanza di considerazione, il rapporto di coppia è fortemente compromesso. La situazione può essere ancora aggravata da un linguaggio corporeo che esprime indifferenza o sfida, e dal fallimento sistematico di qualunque tentativo di gentilezza o di riparazione. I partners si allontanano sempre di più, si parlano solo per ferirsi e del passato comune che in condizioni normali è un efficace serbatoio di positività non resta altro che delusione e qualche ricordo sbiadito e non più collocabile. Eppure, come dice Gottman, anche quando sembra che non ci sia più niente da salvare tranne l'intenzione di non distruggere tutto, "non è finita finché non è finita".

Regola numero 1 - arricchire il menù della tenerezza
“Per quanto possa sembrare bizzarro, molte coppie finiscono per non prestare più attenzione ai dettagli che costituiscono l’essenza della vita in comune. Uno o entrambi i partners finiscono per non avere la più vaga idea riguardo ai gusti, le avversioni, i timori, i sogni o le gioie dell’altro”. Conoscere i propri universi reciproci è un segno importante di considerazione per l’altro, ed è l’unico modo per costruire quello che Gottman chiama il menù della tenerezza. Questo vuol dire riservare una parte delle proprie capacità cognitive alla vita a due: ricordarsi gli eventi significativi della vita dell’altro, delle persone che popolano la sua esistenza affettiva e professionale, dei suoi complessi e delle sue ambizioni – in breve, significa conoscerlo. “Questa è solo la prima tappa – scrive Gottman – perché le coppie riuscite non si accontentano di conoscersi, ma utilizzano queste conoscenze per arricchire la relazione e per esprimere non solo la comprensione del partner ma anche la tenerezza e la stima”

Regola numero 2 – Coltivare la tenerezza e la stima reciproche
“La tenerezza e la stima sono due degli elementi più importanti di un amore a lungo termine. Anche se perfino nei ménages felici possono talvolta verificarsi liti esasperanti, i partners restano comunque convinti che il compagno meriti di essere onorato e rispettato. Quando questo sentimento è totalmente assente, la relazione non ha alcuna speranza di sopravvivere”. Ma quando questi due sentimenti sono in via di esaurimento, si possono rinforzare ricordando a se stessi quanto sono preziosi. Stima e tenerezza sono gli unici argini al dilagare del disprezzo nel rapporto, ed essere consci di quanto si prova di positivo per il partner riduce i rischi di trattarlo con superiorità durante una discussione.

Regola numero 3 – Avvicinarsi
Secondo Gottman “Hollywood ha deformato tremendamente le nostre idee dell’amore e di ciò che alimenta la passione. Nella vita reale, il rapporto si nutre di piccoli gesti banali: ogni volta che fate sapere al vostro partner che tenete a lui nella quotidianità, voi alimentate la fiamma. Le scene che preferisco al Love Lab sono esattamente quelle che Hollywood eliminerebbe in sala di montaggio”. Le piccole istantanee della vita quotidiana mantengono lo slancio alla coppia: leggere il giornale insieme, chiacchierare la mattina a colazione, sono questi tra mille altri i gesti condivisi miliardi di volte, forse banali, in realtà uniche prove di un contatto costante e indistruttibile. La vicinanza emotiva è anche una buona riserva di sicurezza nei tempi di crisi, proprio se o è costruita nei gesti routinari, nelle piccole attenzioni. Non serve a niente, secondo Gottman, la cena annuale a lume di candela nel grande ristorante, se si presenta come un’isola tra mesi di isolamento e silenzio. Meglio mantenere il contatto un giorno dopo l’altro che scappare in vacanza alle Bahamas, perché “la vita a due è come una danza. A volte vogliamo stare vicini al nostro amore, a volte vogliamo staccarci per un po’. Lo spettro dei bisogni “normali” in materia è molto ampio – alcuni hanno bisogni più frequenti di complicità, altri sono più indipendenti. Una coppia può funzionare anche se i partners si collocano ai due estremi dello spettro, se solo sono in grado di capire le ragioni per le quali provano questi sentimenti, e sono capaci di rispettare le differenze”.

Regola numero 4 – Lasciarsi influenzare dal partner
Secondo le ricerche di Gottman sembra che questo sia un problema tipicamente maschile, perché analizzando i dati “siamo stati sorpresi dalla differenza tra i sessi. Anche se le donne sono capaci di esprimere collera o altre emozioni negative verso il partner, raramente giocano al rilancio nella negatività. Per la maggior parte, le donne rispondono sullo stesso tono oppure cercano di calmare la situazione. Se un uomo dice “tu non mi ascolti!”, la donna risponderà in generale: “scusa, ora ti ascolto”. Ma il 65% degli uomini non userà né l’una, né l’altra di queste risposte. Le loro reazioni genereranno una escalation nella negatività, per esempio rispondendo: “OK, non ti sto ascoltando. E allora?”, oppure “non ti ascolto perché non mi interessa”, o peggio ancora “perché dovrei perdere il mio tempo?””. Anche in epoca di uguaglianza tra i sessi, tra le dichiarazioni di intento e la realtà c’è un abisso. Molti uomini si definiscono addirittura femministi, e se interrogati sulla visione dei ruoli uomo/donna nella coppia si dichiareranno certamente a favore di una condivisione egualitaria del potere.
In teoria. Perché nella realtà, per uomini abituati da millenni al dominio, imparare a cedere non è compito facile. In almeno l’80% dei casi, secondo Gottman, è la donna a sollevare i problemi di coppia più spinosi, mentre gli uomini cercano con ogni mezzo di evitare la discussione. Imparare a condividere il potere significa anche dar retta all’altro, lasciarsi influenzare dal suo punto di vista, tenerlo in considerazione. Ed è l’unico modo per evitare incrostazioni di rancore, perché a nessuno piace avere la sensazione di non contare niente.

Regola numero 5 – Risolvere i problemi risolvibili
Il quinto principio di Gottman è basato sulla capacità di mettersi nei panni del partner e di ascoltarlo con attenzione, mostrando poi di aver compreso il suo punto di vista. Questi sono i gesti fondamentali:

cominciare la discussione con calma
imparare a fare e ad accettare i tentativi di avvicinamento
rassicurare se stessi e il partner
promuovere i compromessi
essere tolleranti verso i difetti del partner

In sostanza, Gottman scrive che dovremmo trattare il partner almeno con la stessa cortesia e attenzione che riserveremmo a un conoscente. Le liti frequenti e violente non rappresentano che il 40% delle cause di divorzio negli USA; molto più spesso le coppie si separano perché l’uomo e la donna si allontanano l’uno dall’altra fino a perdere completamente amicizia e complicità. Per evitare la delusione reciproca e le sue conseguenze è importante imparare a gestire correttamente i conflitti, e Gottman ricorda che una lite si concluderà esattamente nello stesso tono con cui è cominciata. Allora per litigare “bene”, sarà sufficiente ricordare questi semplici punti:

lamentatevi, ma non incolpate l’altro
cominciate le vostre frasi con “io”, invece che con “tu”
descrivete la situazione senza valutare o giudicare l’altro
siate chiari
siate gentili
siate diplomatici
non lasciate accumulare i rimproveri

Regola numero 6 – Superare i blocchi
I blocchi si riferiscono a problemi molto difficili da risolvere e che toccano aspirazioni, credenze, caratteristiche radicali delle persone, per esempio il dissenso tra volere e non volere figli, tra vita casalinga e un’intensa vita mondana, e così via. L’obiettivo non è in questo caso il risolvere il problema in sé, quanto piuttosto riuscire a spostarlo dal blocco al dialogo, trasformandolo in qualcosa di cui si possa finalmente parlare. Su divergenze di questa entità nemmeno Gottman ha una visione ottimistica, perché “un conflitto bloccato resterà senza dubbio un problema cronico nella vostra coppia, ma un giorno potrete parlarne senza troppo ferirvi a vicenda. Imparerete a conviverci.” L’invito è quindi a cercare le cause del blocco, sia che si tratti di un problema irrisorio, sia che si tratti invece del più serio di tutti. Perché in ogni caso le divergenze profonde nascono da una ferita causata alle aspirazioni più intime di uno dei partner o di entrambi – per esempio, spiega Gottman, il denaro rappresenta spesso un bisogno fortissimo di sicurezza affettiva, più che il mero potere di acquisto o una riserva di tranquillità economica. Di fronte ai problemi arrivati allo stallo il consiglio di Gottman non è quello di cedere, né di lasciar perdere: in generale, anzi, è meglio pretendere molto dalla propria relazione, piuttosto che troppo poco. Forse all’inizio i problemi si acuiranno invece che risolversi, ma la coppia ne guadagnerà comunque in sincerità e verità, e prima o poi riuscirà a trovare un modo di convivere anche con i limiti invalicabili.

Regola numero 7 – Andare nella stessa direzione
E’ capitato a molte coppie che hanno frequentato il Love Lab di arrivare un giorno a chiedersi se il senso dell’unione era davvero tutto in quella ripetizione di gesti e di abitudini, e se forse il significato vero della parola coppia non era stato smarrito strada facendo. Questa sensazione è segno della mancanza “di un sentimento profondo di un significato, di un senso condiviso. La coppia non si esaurisce nell’educazione dei bambini, la condivisione dei compiti e le relazioni sessuali, ma possiede anche una dimensione spirituale legata alla creazione di una vita interiore vissuta a due – una “cultura della coppia” ricca di simboli e di riti, e anche all’apprezzare i ruoli e i fini che uniscono due persone e le conducono a comprendere che cosa significhi appartenere alla famiglia che si è diventati.” Inoltre, “il nostro concetto del posto che occupiamo nel mondo è in gran parte fondato sui diversi ruoli che assumiamo – sposo, figlio, genitore, lavoratore. Dal punto di vista della coppia lo sguardo che portiamo sui nostri propri ruoli e su quelli del nostro compagno possono portare molta armonia, oppure suscitare tensione. La vostra relazione sarà tanto più profonda quanto più le vostre aspettative reciproche sono simili. Non si tratta qui di problemi apparentemente superficiali come decidere dove trascorrere le vacanze, ma dei vostri sentimenti profondi su ciò che vi aspettate da voi stessi e dal partner. Più i vostri punti di vista saranno convergenti sui grandi temi, più la vostra relazione sarà forte. E questo non significa che dovrete essere d’accordo su tutti gli aspetti filosofici o spirituali della vita, ma che la vostra relazione dovrà essere complice in tanti altri aspetti per poter neutralizzare le divergenze”.

E infine, le cinque ore magiche:
10 minuti per salutarsi al mattino, 1.40 ore per chiacchierare alla fine della giornata, 35 minuti di coccole, due ore tutte per voi ogni settimana. Questo è il tempo minimo richiesto alla manutenzione della coppia, senza dimenticare l'ultima lezione di Gottman, che ci invita a ricordare che “qualche attimo consacrato ogni giorno alla vostra coppia farà bene alla vostra salute e gioverà alla vostra longevità molto di più di qualche ora trascorsa in palestra.
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SENTIMENTI E COMUNICAZIONE:
Volenti o nolenti, non possiamo negare il fatto che nel momento in cui si costruisce una coppia c'è la possibilità che ci siano delle crisi all'interno di questa. Sembra che ad un certo punto quelle che sembravano le qualità del partner, le stesse per cui si era fatta quella scelta, ora siano diventate il lato negativo del partner; si arriva a leggere proprio la caratteristica che sembrava positiva all'estremo opposto considerandola insopportabile. È tipica la situazione in cui si sceglie il partner che fa ridere, ma questa sua caratteristica può poi diventare il motivo della crisi perché viene letta come superficialità.
La questione sta nel come si vive e si supera la crisi che può anche essere un momento di crescita e di apprendimento di nuovi comportamenti. Ci sono delle abilità che si possono apprendere e utilizzare per superare le crisi anche in funzione delle aree che sembrano essere più problematiche. In una serie di schede verranno analizzate le problematiche più comuni e si illustrerà come si possono utilizzare delle semplici "tattiche" per cercare di migliorare la qualità della coppia.

Si inizia con una difficoltà comune a molte coppie:
"L'ESPRESSIONE DEI SENTIMENTI E LA COMUNICAZIONE DEI PROPRI BISOGNI"
Esprimere i propri sentimenti significa identificare e poi dare voce alle proprie emozioni. Comunicare i propri bisogni significa pianificare in anticipo come chiedere "cosa vuoi" e essere assertivo rispetto a ciò, piuttosto che essere passivo o aggressivo. Essere abili in queste competenze migliora la propria relazione di coppia. Spesso ci si abitua a nascondere le proprie emozioni e di conseguenza a non comunicarle, a volte per motivi di natura familiare, l'educazione e le primissime esperienze di vita, a volte per valori culturali e sociali (basti pensare a come tutt'oggi sia denigrato l'uomo che mostra apertamente la sua tristezza).

Si può imparare ad esprimere come maggiore facilità i propri sentimenti

1 - Per prima cosa è importante imparare a identificarli :
Sono buoni o cattivi? Cioè nel momento in cui lo si prova la sensazione è positiva o negativa? Localizzarli nel proprio corpo, misurarli, sentire quanto spazio occupano, dagli una forma e infine un colore. Cosa ci dicono? Provare ad immaginare che il sentimento ci possa parlare. Cos ci sta dicendo? Come pensiamo di agire? Quale azione questo sentimento ci fa venire in mente? Quale esperienza precedente ci ricorda? Chi c'era quando lo si è sperimentato? In che occasione? Che cosa si è fatto allora? Dargli un nome e per fare questo aiutarsi anche con il vocabolario o con i sinonimi e contrari. Tenere un diario dei sentimenti provati durante la settimana.

2 - Una volta che si è chiarito a se stessi la natura dei sentimento bisogna prepararsi ad esprimerlo . Prima di tutto:
Scegliere una parola chiave affettiva (come spiegato prima). Definire chiaramente cosa significa quella parola. (definizione) Usare altre parole o sinonimi per descrivere l'intensità dell'emozione (ad esempio una leggera rabbia, può essere descritta come, "irritazione", una forte rabbia è una "furia") (intensità) Spiegarsi e chiarirsi quando è accaduto (durata) Evitare di identificare nel compagno le cause di comunicarglielo apertamente. È meglio fare riferimento al contesto e descriverlo chiaramente senza ascrivere ad altri la causa (es: "quando sono a casa da solo mi sento triste" e non "tu mi lasci sempre a casa da sola e quindi mi sento triste" (Causa e contesto) Raccontare delle esperienze precedenti simili. (precedenti storici)

Esercizio di espressione dei sentimenti
Pensa ad una situazione in cui avresti voluto esprimere il tuo sentimento dominante e utilizzando le chiavi di espressione dei sentimenti descritti prima, provaci:
parola chiave affettiva
definizione
intensità
durata
causa e contesto
precedenti storici
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CONTRADDIZIONI:
Nella società odierna emerge con estrema chiarezza la crescente fragilità del sistema - coppia. I divorzi e le separazioni sono in costante aumento e, come scrive Maurizio Andolfi, quello che più sconcerta è la constatazione che non esiste più un periodo critico nell'evoluzione del rapporto di coppia: assistiamo a separazioni dopo un periodo brevissimo di convivenza, a rotture del rapporto all'arrivo di un figlio, a separazioni dolorose dopo 20 o 30 anni di vita in comune. Le ragioni di questa crisi sono molteplici e alcune, forse, sono da far risalire a quelle "contraddizioni" o "rovesci di medaglia" che la relazione di coppia porta con sé.
Ad esempio, costruire una famiglia in questi anni è forse più difficile che in passato in quanto ci si scontra con un mito molto presente nella società occidentale, che vede nella libertà individuale e nella propria autorealizzazione un obiettivo da raggiungere a tutti i costi: pertanto, tutto ciò che minaccia tale obiettivo, legami familiari compresi, va tenuto a debita distanza. Spesso tuttavia, concentrati su questo mito, si perde di vista il fatto che, in realtà, potrebbe essere proprio un legame familiare, magari una relazione di coppia matura e appagante, ad aiutarci a realizzare ciò che desideriamo fare o diventare. In questo senso anche la relazione di coppia, lungi dal rappresentare un ostacolo potrebbe diventare possibilità, trampolino di lancio, luogo dove dimezzare le fatiche e raddoppiare i guadagni.
Un altro aspetto da non trascurare, e che potrebbe rendere ragione della fragilità del rapporto di coppia nel contesto odierno, è data dal fatto che le aspettative di ciascun partner relativamente al proprio rapporto di coppia, e a quanto può dare, sono oggi più elevate che in passato e questo espone con estrema facilità la relazione di coppia a cocenti delusioni. Infatti al proprio partner e alla propria relazione si chiede molto: ci si aspetta di ricevere empatia, comprensione, condivisione, sostegno, cura, protezione e soprattutto, in modo più o meno consapevole, ci si aspetta che il partner e il legame con lui appaghino i nostri bisogni più profondi.
Non a caso Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli ritengono che il rapporto di coppia si fondi non solo su di un patto dichiarato - un patto che ha nel matrimonio la sua visibilità a livello sociale, che è sostenuto dall'impegno e da una progettualità comune connessa alla volontà di dare continuità alla relazione - ma anche su di un patto segreto. Quest'ultimo rappresenta un intreccio inconsapevole di bisogni e speranze che nascono dalla storia personale e familiare di ognuno e che ciascun partner si aspetta di soddisfare all'interno della relazione di coppia. Sulla base di questo intreccio si concretizza la scelta reciproca.
Si tratta tuttavia di un patto segreto che a volte può essere praticato - rendendo così possibile ai partner, attraverso il loro incontro, di soddisfare i loro bisogni profondi, e di sperimentare una relazione appagante - e altre volte non può esserlo in quanto i bisogni che i due partner speravano di soddisfare reciprocamente vengono sistematicamente disattesi. In questo caso a prevalere all'interno della relazione di coppia saranno il disagio e il malessere e si potrebbe sperimentare quell'ambivalenza dei sentimenti descritta da Catullo nei famosi versi "Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.escio, sed fieri sentio et excrucior." ("Odio e amo, mi chiedi perché, non lo so, ma sento che accade e mi struggo"); oppure si potrebbe giungere a dire con Warkentin che "Tutto è permesso in amore e in guerra. E il matrimonio è tutt'e due".

E qui entra in gioco un'altra fondamentale "contraddizione":
le relazioni più strette sono ad un tempo le più appaganti e le più rischiose, dove consolazione e ferite si dispensano in abbondanza. In effetti, come sostiene Luciano L'Abate, noi non veniamo feriti da estranei scortesi o da conoscenze occasionali. Possiamo essere offesi o contrariati da loro, ma il potere di ferire solitamente è riservato a poche persone: quelle per noi importanti, alle quali siamo legati da vincoli di attaccamento e di amore. Tendiamo a dimenticare la maleducazione e la scortesia di un estraneo, ma restiamo molto colpiti e amareggiati se la stessa maleducazione, scortesia o rabbia viene utilizzata nei nostri confronti da qualcuno che amiamo e che riteniamo per noi importante. Anzi, più il legame è stretto, più la possibilità di ferire ed essere feriti è alta. Si potrebbe quasi dire che sappiamo quanto amiamo qualcuno in base a quanto siamo vulnerabili nei suoi confronti.
Ma non è tutto, perché, paradossalmente, noi abbiamo bisogno di conforto e sostegno proprio da parte di coloro che possiamo aver ferito e che possono averci feriti. Da questo punto di vista non c'è da stupirsi se l'intimità, quando viene definita come la condivisione del dolore e della paura di essere feriti, è così difficile da raggiungere al punto che molti vogliono evitarla il più possibile, senza però rendersi conto che questo tipo di condivisione è quella che ci permette di vivere insieme anche le gioie e mantenere saldo il legame.

Condividere il dolore spaventa:
non c'è nulla più del dolore in grado di metterci a nudo di fronte all'altro. Condividere il dolore con la persona che si ama significa entrare in relazione senza maschere e lasciare che l'altro tocchi con mano le nostre debolezze e fragilità. Significa anche fidarsi dell'altro e stimarlo capace di sostenerci e continuare ad amarci così come siamo. Ma non è automatico raggiungere questa condivisione, occorrono impegno, una profonda stima reciproca e soprattutto occorre che entrambi i partner si sentano in una posizione di uguaglianza, in una situazione in cui entrambi siano in grado di riconoscere l'uno di fronte all'altro la propria debolezza e vulnerabilità.
Del resto, un conto è giocare a carte scoperte da parte di entrambi, un conto è, per timore che l'altro possa ferirci, mantenere le difese, lasciare l'altro nel dubbio di essere, della diade, il solo vulnerabile. Sicuramente fidarsi a tal punto dell'altro da riuscire a condividere con lui le nostre fragilità, sentendoci comunque amati e sostenuti, significa avere buone potenzialità per poter vivere anche le situazioni di crisi e di difficoltà nella relazione come occasione di crescita e rilancio per le persone e il legame e non come momento di disgregazione.
E si potrebbe pensare a questa come una terza "contraddizione", ossia, pensare, come sostiene Paolo Menghi, che una coppia sta bene non quando non ci sono situazioni di crisi e sofferenza, ma soprattutto quando è in grado di approfittare dei fastidi e delle eventuali sofferenze come stimolo a una spinta evolutiva e ad una comprensione maggiore dell'altro e del legame. Del resto, i legami non restano mai uguali, si modificano con il tempo e questo può essere fonte di crisi. Crisi in greco significa "separazione, scelta". Ogni cambiamento comporta delle scelte, comporta di rinunciare a qualcosa a favore di qualcosa d'altro. E anche questa può essere vista come un'occasione per continuare a scegliersi, per riscoprire in se stessi e nell'altro qualcosa di nuovo, di unico, di utile per perseguire un progetto comune che veda entrambi vincitori.
Probabilmente non c'è soluzione a queste e ad altre contraddizioni della vita di coppia. Forse, la vera sfida, per il mantenimento del legame, è quella di riuscire a guardare al proprio rapporto in tutte le sue sfaccettature, percependo l'intero e non solo una faccia della medaglia.
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PROBLEMI:
Per migliorare le nostre relazioni interpersonali e in particolare quelle amorose, può essere molto utile cominciare ad osservare ed ascoltare quei pensieri che svolgono un ruolo fondamentale nella nostra vita emozionale.
Molte delle nostre reazioni emozionali sono prodotte da un costante fluire di pensieri, ciò che viene definito monologo interno, che ci aiuta a interpretare e comprendere il mondo. Fin qui tutto bene se non fosse che non sempre noi stessi ci diciamo la verità, qualche volta omettiamo delle parti importanti, qualche volta le esageriamo, qualche volta ragioniamo secondo criteri di bianco o nero. Queste indicazioni "false" si chiamano distorsioni cognitive e generalmente sono irrazionali perché basate su dati incerti. La terapia cognitiva comportamentale si è interessata in modo particolare al fenomeno evidenziando i meccanismi classici e i possibili strumenti per migliorare. Il meccanismo di base di una distorsione cognitiva agisce all'interno di una sequenza definita A B C (antecedente, atteggiamento, conseguenza). Ci vuole tempo per riuscire a riconoscere le proprie distorsioni cognitive, comunque si possono seguire delle indicazioni per tentare di farlo.

Proviamo insieme a vedere quali sono i passi fondamentali da svolgere:

1° Passo:
Ascoltare il proprio monologo interno. È importante che si ponga attenzione a ciò che io mi dico e non solo a ciò che dice l'altro. Ci si può aiutare tenendo un diario dei propri pensieri.
Cominciando ad osservare i pensieri e le emozioni che determinano le reazioni, si può cominciare a capire che nella progettazione del comportamento non c'è solo una risposta al comportamento dell'altro ma anche un'idea iniziale preconcetta.

2° Passo:
Una volta che si comincia a osservare il proprio monologo interno è possibile cominciare ad indagare sulle proprie distorsioni cognitive. Per aiutarci possiamo pensare che ci sono otto distorsioni cognitive che hanno maggiore impatto sulle relazioni interpersonali. Vediamole:

Visione tunnel:
si caratterizza per una attenzione selettiva alle sole parti negative della relazione. Ci si concentra sui problemi invece che sulle risorse.

Intenzioni preannunciate:
riguarda la lettura della mente e cioè la convinzione di molti di poter prevedere o interpretare le azioni e i sentimenti del proprio compagno senza avere un riscontro reale dalla relazione.

Magnificazione:
si tratta di generalizzare ciò che succede renderlo pervasivo della relazione, amplificare le situazioni soprattutto quelle negative (tu sei sempre…., tu non sei mai…).

Etichettatura globale:
dare etichette al proprio partner di ordine negativo: stupido, pazzo, cretino…..

Dividere tutto in buono o cattivo:
si ragiona esclusivamente in modo antitetico, o è bianco o è nero, o è giusto o è sbagliato.

Logica fratturata:
riguarda il detto "fare di un sassolino una montagna" o "di tutta l'erba un fascio" si va facilmente da un piccolo evento a conclusioni generalizzate.

Controllo dell'errore:
pensare che si è la causa della crisi relazionale e che nessuno soprattutto il tuo partner vuole fare qualcosa per cambiare.

Scaricare la responsabilità:
pensare che è tutta colpa del partner e che per questo deve essere punito.
A questo punto nel nostro diario giornaliero possiamo provare a cercare di riconoscere le nostre distorsioni cognitive e ad osservare quelle più presenti.

3° Passo:
Considerare le relazioni tra pensieri e comportamenti Osservando il diario giornaliero, evidenziando le distorsioni cognitive e i sentimenti che ci caratterizzano possiamo cominciare a chiederci: "cosa mi dico quando mi accade così?", "come agisco?"

4° Passo:
Sfidare e cambiare le distorsioni cognitive Arriva la parte più difficile, una volta riconosciute le distorsioni è utile pensare di volerci lavorare sopra. Per aiutarti in questo arduo lavoro, qualora non sia interessato ad un approfondimento con uno specialista, puoi ricorrere ad un elenco di domande. Vediamole:

Quale evidenza sostiene la mia interpretazione?
Quale evidenza potrebbe essere contraria alla mia interpretazione?
C'è una spiegazione alternativa per il comportamento del mio partner?
Ci sono altri motivi o sensazioni che possono averlo spinto ad agire in quel modo?
Ho verificato le mie convinzioni rispetto al mio partner?
Cio' che penso è sempre vero o ci sono eccezioni?
Ho considerato entrambi i piatti della bilancia?
Ho tenuto conto anche delle risorse positive del mio partner?
Se sto generalizzando o etichettando, posso descrivere la situazione in modo più accurato e specifico?
Posso riscrivere una parte del mio diario tenendo conto delle informazioni acquisite attraverso queste riflessioni?

E' importante sapere che una conoscenza adeguata di se stessi e delle proprie convinzioni aiuta e facilita la relazione di coppia. Quindi a chi è alla ricerca delle "Felicità di coppia" auguro buon lavoro!

Crisi di coppia: come evitarla, come risolverla
"E' cambiato non è più la persona che ho conosciuto". Quante volte abbiamo sentito o detto questa frase parlando del nostro lui (o della nostra lei). Ma è proprio così? Siete sicure che a cambiare non siete stati entrambi, travolti dalle difficoltà e dalle incomprensioni quotidiane? Ecco i consigli per ripartire e ritrovare quella sintonia che vi aveva fatto batte forte il cuore quando lo/la avevate incontrato

Non dare il partner per scontato
Come ti comporti con il tuo partner? Sei gentile, cortese e attento come lo saresti con una conoscenza casuale? Per moltissimi di noi, la risposta è no. Come è potuto succedere che la persona cui dedichi a stento qualche attenzione sia la stessa che una volta amavi e apprezzavi, e a cui dedicavi tutto te stesso? Quando una relazione raggiunge un punto in cui disattenzione e pretese sostituiscono gratitudine e apprezzamento, si entra in una zona pericolosa. Che fare? Comincia a considerare che le cose che il partner fa per te non sono proprio obbligatorie. Scrivi tutte le azioni che il tuo partner svolge per te ogni giorno, e poi chiediti per quante di queste dimostri mai il minimo apprezzamento o la tua gratitudine. Eppure, basterebbe un semplice "grazie"

Non indovinare
Evita di indovinare quello che il tuo partner sta pensando e sentendo, perché potresti sbagliarti e finire (inutilmente) per litigare. Quante volte ci capita di trarre conclusioni sbagliate, e di scoprirlo dopo troppo tempo o solo per caso? A volte arriviamo ad attribuire al partner intenzioni, fantasie e desideri che sono falsi, o solo parzialmente veri: un partner distante potrebbe essere semplicemente triste o afflitto da problemi, e così via. Allora non presumere, controlla!

Non accusare
Come è facile dire "è tutta colpa tua". Senz'altro molto più facile che chiedersi se si ha qualche ruolo in una situazione insoddisfacente. Accusare non risolve i problemi, ma non solo, solitamente innesca una reazione negativa per cui alla prima accusa ne segue un'altra, e così via all'infinito. Le accuse impediscono di fermarsi a riflettere sulla realtà e fondatezza di un'affermazione, e soprattutto di stare in tema: una tira l'altra, come le ciligie, e in un attimo si passa da quello che si voleva dire ad accuse a tutto campo, sempre più offensive e sempre meno pertinenti.

Non ignorare i messaggi dell'altro
Non pensare di poter sempre capire le motivazioni più profonde del partner o le sfumature più sottili del suo comportamento. E' difficile essere obiettivi quando si è coinvolti in una relazione, e si fa leva, più che altro, sull'abitudine. Invece ascoltare è importantissimo: ascoltare come farebbe un amico, una persona che si occupa di noi, cioè con attenzione e con amore.

Non dire sì quando pensi no
A volte abbiamo qualche remora a esprimere le nostre vere opinioni al partner: temiamo che si irriti o sia deluso da noi. Allora, invece di essere diretti e chiari rispetto a quanto pensiamo, finiamo per acconsentire a cose che poi non saremo disposti ad accettare, causando alla fine più guai e più discussioni di quanto sarebbe avvenuto se fossimo stati sinceri dall'inizio. Uno dei più grandi danni che un atteggiamento falsamente condiscendente apporta alla relazione di coppia consiste nel sottrarle sincerità; e una relazione insincera manca di intimità e di onestà, e in definitiva, di spessore. Dovremmo cercare di ricordare che le discussioni non necessariamente conducono alla rottura, ma anzi spesso servono ad avvicinare i partner ancora di più, creando un legame più stretto.

Non usare il silenzio come un'arma
Il silenzio può essere un'arma letale. E' ovviamente più facile affrontare una discussione non violenta nella quale almeno si è in grado di capire che cosa disturba l'altro, piuttosto che un silenzio glaciale nel quale si è costretti a tentare di indovinare in quante maniere il partner ci sta odiando. Allora, se non si vuole uccidere il rapporto, è bene imparare a esprimere il risentimento in maniera tale da farlo ascoltare, capire e risolvere. Come si può imparare a dire tutte quelle cose che sono difficili da dire? E come si può imparare a farsi ascoltare? Con molta pazienza e con molta sincerità, partendo da affermazioni di rinforzo positivo (va tutto bene, ma…) e proseguendo sui propri punti con una certa fermezza. E stando al tema: è inutile affrontare dieci questioni in una volta, meglio concentrarsi su una sola e risolverla, che iniziare una guerra a tutto tondo oppure tacere e continuare a nutrire tonnellate di silenzioso risentimento.

Non dare in escandescenze
E' talmente banale che si potrebbe quasi evitare di dirlo, ma le relazioni migliori sono quelle in cui le interazioni tra i partner sono migliori. La qualità della vita di una coppia è data da molti elementi, ma il modo in cui due persone interagiscono ogni giorno è fondamentale: una coppia in cui si urla e ci si insulta facilmente e per ogni minima cosa è ben diversa da una in cui ci si parla, si discute e si litiga senza perdere rispetto per l'altro, e in cui le interazioni sono per la maggior parte gentili e amorevoli perché il piacere di stare insieme all'altro è forte e costante. Comunicare non basta: bisogna comunicare nel modo giusto.

Non minacciare
Anche la relazione più amorevole può degenerare in una lotta estenuante tra nemici. Non minacciare mai il tuo partner e non comportarti mai in maniera da spaventarlo, intimidirlo o tormentarlo. Se chiedessimo alle coppie i cui partner si tormentano a vicenda se veramente intendono ferirsi l'un l'altro, la risposta sarebbe probabilmente negativa. Si può arrivare a comportamenti estremi quando si è tentato per troppo tempo di affrontare il partner in modi civili senza ottenere alcun risultato, perché l'impotenza rende cattivi e in mancanza di risultati, spinge a ferire. Se siete ripetutamente arrivati a questo punto, o peggio se lo avete oltrepassato, non abbiamo molto da dirvi…

Non sminuire il partner
Questo è uno dei più grandi torti che possiamo fare a un essere umano: sminuire le sue vittorie, le sue capacità, le sue amicizie, le sue conquiste, le sue sofferenze… non prendere mai sul serio un'altra persona è una forma particolare e sottile di crudeltà mentale ed è un pessimo segno riguardo a chi è incapace di misurarsi con gli altri da pari a pari. Nel pieno della rabbia ognuno di noi è capace di pensare, e poi di dire, cose cattivissime; da alcune di queste si può tornare indietro, ma se l'umiliazione che abbiamo provocato nell'altro è troppo forte, il rapporto può essere compromesso. Oltrettutto, raramente in questo modo si arriva alla soluzione di un eventuale conflitto, perché l'altro sarà tentato di negare, oppure di rispondere per le rime.

Non cercare alleanze esterne
Quando le cose non vanno bene tra due persone, aggiungere alleati è inutile e deleterio. Se siete arrivati a un punto morto, se vi rimproverate continuamente le stesse cose e la situazione non cambia mai, l'introduzione di altre persone nello scenario non renderà la situazione più semplice o più gestibile. Lasciate il mondo fuori dalla porta: siete adulti e responsabili, voi soli sapete se c'è ancora qualcosa da salvare o se è troppo tardi. Se continuate a girare in tondo ma vorreste davvero provare a far tornare tutto come – o meglio – di prima, cercate un aiuto professionale, cioè una persona esterna alla vostra coppia e alla vostra storia che non “tenga” né per voi, né per il vostro partner.
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